Ucciso con un colpo di pistola e poi dato alle fiamme. Il giornalista Luigi Esposito, 53 anni, per tutti i suoi oltre 17mila followers solo Luca, è stato trovato a pochi passi dalla sua auto in un appezzamento di campagna, lungo la statale 7 bis a Eboli, in provincia di Salerno, alle due e trenta della notte di sabato.
Era riverso a terra fra le sterpaglie a fuoco vicino a una serra in via Contrada Bivio Cioffi. I carabinieri di Eboli con la scientifica di Salerno avrebbero rinvenuto un bossolo di medio calibro. Esposito non aveva fatto rientro a casa, fuori Salerno, dove l'aspettava la sua nuova compagna, dopo aver trascorso la serata a preparare i servizi tv del giorno dopo. Indaga la Procura di Salerno. Il procuratore capo Raffaele Cantone in una nota parla di «efferato delitto». Sul caso poche certezze ma che porterebbero tutte a un'esecuzione.
Esposito dava fastidio per il suo lavoro di biologo o di cronista sportivo? E qui un piccolo giallo alla notizia che avrebbe lavorato anche per l'Arpac, l'Agenzia Regionale per l'Ambiente, di Avellino. L'Arpac, in una nota, la smentisce categoricamente: «Non risulta titolare di un rapporto di lavoro né come dipendente né come dirigente» scrive.
Per gli inquirenti l'omicidio sarebbe stato eseguito in perfetto stile camorristico. Prelevato con la propria auto fino a un luogo appartato, fatto scendere, ucciso con una pistola semiautomatica e, infine, bruciato per renderne difficile il riconoscimento. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco che hanno spento le fiamme, allertati da alcuni automobilisti, i carabinieri della compagna di Eboli, quelli della stazione di Santa Lucia e il pm di turno Alessandro Di Vico. Secondo un primo esame del medico legale, dottor Gabriele Casaburi, sul cadavere sarebbe visibile il foro di un proiettile.
Ma per le modalità esatte dell'esecuzione bisognerà attendere i risultati dell'esame autoptico, da eseguire all'Istituto di Medicina legale dell'ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona, a Salerno. Interrogati fino al mattino i familiari della vittima, due sorelle, e i colleghi giornalisti per ricostruire le ultime ore di Esposito e tracciare l'eventuale profilo degli assassini. Il movente? Passionale, di gioco o semplicemente la ritorsione per vecchi rancori fra tifoserie? Soprattutto si cerca di capire se Luca abbia indagato, da «cane sciolto», sull'inquinamento da amianto o sullo smaltimento illegale dei rifiuti in una zona, non lontano dalla Terra dei Fuochi, da anni in mano alla criminalità organizzata. Ovvero Camorra. Non solo. Si scava anche negli eventuali finanziamenti ottenuti sia per il sito web di informazione calcistica che Esposito dirigeva, sia sull'emittente locale in cui compariva come opinionista. Esposito sarebbe il decimo giornalista in Italia ucciso da mafia e camorra, il secondo in Campania dopo Giancarlo Siani de Il Mattino di Napoli. Eppure Luca, come giornalista pubblicista, si occupava principalmente della sua unica grande passione, il calcio. Mai scritto di cronaca nera e giudiziaria. Nessuna inchiesta sui «signori» della droga, sul traffico di armi, sul caporalato o sull'industria del falso nonostante vivesse in un territorio fortemente a rischio, da sempre attenzionato dalla Direzione distrettuale antimafia. Insomma, modalità riconducibili a un delitto di stampo mafioso, camorristico in particolare, ma movente oscuro, almeno per il momento.
Vengono interrogati anche i suoi amici e colleghi giornalisti
del quotidiano La Città di Salerno dove Luca scriveva nonché i dirigenti della Salernitana calcio per capire se nel passato recente ci possono essere stati episodi tali da far maturare una vendetta di queste proporzioni.
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