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Morì per il crollo del ponte. Un anno ai tecnici comunali

Condannati il responsabile e due dipendenti dell'ufficio preposto: "Mancata manutenzione"

Morì per il crollo del ponte. Un anno ai tecnici comunali
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Arrivano tre condanne per la morte di Andrea Elifani, l'uomo di 40 anni che la sera del 2 aprile 2021 è precipitato per circa tre metri giù da un ponte sulla Martesana, la passerella De Marchi, battendo la testa sulla pavimentazione laterale in cemento. La balaustra cui si era appoggiato, mentre chiacchierava con un amico, ha ceduto. Gli imputati sono tre dipendenti Comunali: l'allora responsabile e due dipendenti dell'Unità ponti. Il giudice Nicoletta Marchegiani dell'Ottava sezione penale li ha condannati a un anno, un mese e 10 giorni - il primo - e a un anno - gli altri due - per omicidio colposo.

I pm Isabella Samek Lodovici e Maura Ripamonti avevano chiesto condanne tra dieci mesi e un anno. Il giudice ha concesso ai tre imputati le attenuanti generiche, la sospensione condizionale della pena e ai due impiegati anche la non menzione della condanna. Ha infine disposto la restituzione al Comune del ponte e delle scalinate, "previa messa in sicurezza" ed "eliminazione di ogni fonte di pericolo". Le motivazioni saranno depositate in 90 giorni. I familiari di Elifani, assistiti dall'avvocato Daniele Sicilia, sono stati risarciti dal Comune e non sono parte nel processo. Hanno sempre mantenuto una estrema riservatezza. La moglie del 40enne era incinta all'epoca della tragedia. Le indagini hanno stabilito che la struttura, conosciuta anche come "El pont de pan fiss", era in cattivo stato di manutenzione. L'Unità ponti era "sottostimata", aveva in quel momento solo quattro addetti e la competenza su ben 485 "manufatti", tra ponti, passerelle e sottopassi, alcuni molto antichi. Dall'inchiesta era emersa una "paralisi della manutenzione" oltre che l'impossibilità dei tecnici di ispezionare tutte le strutture. Tuttavia la passerella De Marchi era stata controllata tra il 2018 e il 2020, quindi non molto prima della caduta della vittima, senza che "l'evidente fenomeno corrosivo in svariati punti della struttura" fosse stato "percepito e correttamente valorizzato come degno di intervento". Così l'avvocato Giovanni Beretta, difensore del responsabile dell'ufficio: "Di certo impugneremo, perché il mio assistito ha fatto tutto quello che si poteva fare.

Se ci sono responsabilità a monte del Comune, che non ha dato le risorse necessarie, non vedo perché dobbiamo pagare noi", Mentre l'avvocato Daniela Malinverni, legale di uno dei due dipendenti, ha spiegato che dopo aver letto le motivazioni valuterà l'appello.

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