La scrittura manuale rivela lo stato di salute neurologica di ogni persona fin dalla più tenera età, e quando negli anni si perde la capacità di scrivere fluentemente ed in modo lineare e corretto, questo disturbo può essere un sintomo precoce di una patologia ancora silente e non manifesta.
L'uso quotidiano della penna è stato ormai abbandonato con l'era digitale, e in tutto il mondo la comunicazione scritta è passata dalla carta allo schermo, a causa dell'uso massiccio di tastiere, di tablet e smartphone, i quali indubbiamente producono testi più ordinati, leggibili e facilmente decifrabili.
Molti psichiatri però, insieme a pedagogisti ed esperti del settore, sostengono che aver abbandonato la scrittura manuale significa essersi privati di un esercizio motorio e cognitivo fondamentale, quello che aiutava a legare i pensieri in modo fluido, ad allenare la memoria, la coordinazione oculare-manuale, a rendere unitaria la parola scritta in senso grafico ed anche simbolico, ed essendo ogni grafia unica e il corsivo una forma di espressione personale, dalla quale si può rilevare anche il carattere del soggetto, il suo pensiero, il suo stato d'animo e soprattutto il suo stato di salute, è importante ogni tanto scrivere a mano una lettera, un messaggio o un semplice biglietto per verificare se siano insorti cambiamenti nella consueta grafia che si è imparato a vergare in età scolare e che resta impressa per sempre in modo indelebile nella nostra memoria.
Un nuovo studio, coordinato dal Dipartimento di Neuroscienze umane dell'Università La Sapienza di Roma, ha infatti dimostrato come la "disgrafia", ovvero la modifica della propria ed usuale scrittura manuale, può essere un sintomo molto precoce di patologie neurologiche come il morbo di Parkinson, l'Alzheimer, la Sclerosi Multipla, di disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) od anche di un Tia (Attacco Ischemico Transitorio), tutte patologie che danneggiano irrimediabilmente ampie aree cerebrali, compromettendo, a lungo termine, molte funzioni esecutive necessarie per comporre parole e frasi. Anche la velocità di scrittura, e il modo in cui vengono organizzati i tratti della penna nelle sillabe o nelle consonanti, la dimensione dei caratteri, i tempi di esecuzione, o la difficoltà a tradurre in frasi su carta la dettatura di un testo, possono essere nuovi indicatori, anch'essi molto precoci, di declino cognitivo, un gruppo di patologie neurologiche inizialmente silenti, il cui indicatore più significativo e rivelatore si riconosce proprio sul tempo di avvio della scrittura manuale, sulla durata dell'esecuzione, sul numero dei tratti utilizzati e sulla dimensione verticale delle lettere. Quando infatti i sistemi cognitivi cerebrali iniziano a deteriorarsi, il primo sintomo evidente, fondamentale da individuare in tempo utile, è proprio la scrittura, che diventa più lenta, più faticosa, frammentata e meno coordinata, si riduce ad una micrografia poco comprensibile e non più armonica, e questo accade non perché non si è più abituati a tenere la penna a sfera in mano, ma perché nel cervello si sta verificando la morte di milioni di neuroni che governano il linguaggio, il movimento e il coordinamento motorio.
Quindi quando si prende dopo tanto tempo carta e penna, e si nota una lentezza nei movimenti della scrittura, una difficoltà a tradurre il proprio pensiero in corsivo, che appare tremolante, disordinato e non lineare, tendente all'alto o in basso, che non tiene più la riga, o peggio quando poi rileggendo il foglio non si riesce a capire o decifrare quello che si è appena vergato, che appare addirittura illeggibile agli altri, tutto questo può essere il sintomo di un disturbo precoce di una funzione neurofisiologica, motoria, spazio temporale o sintattica che non risponde più ai comandi, ovvero un deficit neurologico che andrebbe fatto valutare da uno specialista per capire se esiste un margine per riacquistare tale competenza, se si tratta di una neuro divergenza che non inficia le capacità cognitive generali, o se è già in atto, anche se latente, una malattia neurodegenerativa cronica e progressiva.
La scrittura a mano infatti, essendo un compito cognitivo e motorio acquisito, e di particolare complessità, offre una precisa finestra di osservazione clinica sulle funzioni del cervello, e se alcune alterazioni della scrittura sono spesso attribuibili all'invecchiamento fisiologico di soggetti sani, come è considerato normale in età senile, quando cioè avviene una diminuzione dell'attività motoria, e di conseguenza cambia il tipo di scrittura, ogni cambiamento di destrezza della grafia o della propria firma in età ancora attiva fisicamente e socialmente, dovrebbe essere valutato da un neurologo. Questo perché quando si verifica una perdita di cellule nervose deputate alla coordinazione muscolare, come per esempio quelle che producono la dopamina, come avviene nella malattia di Parkinson, la scrittura, a causa del rallentamento dei movimenti e della diminuita destrezza manuale, si modifica, i caratteri si rimpiccioliscono, il soggetto affetto non riesce più a mantenere la stessa riga, le parole non sono più ben allineate, le ultime lettere di una frase hanno dimensioni più piccole rispetto alle altre, e sono spesso incomprensibili, ma bisogna sottolineare che non esiste nessun paziente, non importa di quale età e in quale fase della vita, con qualunque patologia neurodegenerativa in atto, che non abbia o manifesti come primo sintomo un problema di scrittura.
La difficoltà della grafia è un deficit piuttosto serio e le persone più disturbate dai cambiamenti della propria scrittura sono quelle che nella loro vita erano abituate a scrivere bene e molto ed in ambito medico e grafologico la scrittura è tuttora considerata un importante indicatore cognitivo, anche se ci sono fattori psicologici, fisiologici ed emotivi che possono influenzare il modo di scrivere, come quando si è in preda alla paura, all'ansia o alla rabbia, tutte emozioni che si riflettono sul tratto grafico, rendendo la grafia diversa da quella che si produce in situazioni di serenità e di calma.
Oggi lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale offre molti algoritmi accurati di "machine learning" in grado di rilevare immediatamente se alcuni disturbi della scrittura siano attribuibili all'età senile di un soggetto, ad uno stato emotivo, o ad una patologia neurologica ancora nascosta e non diagnosticata, e tale metodo viene sempre più frequentemente utilizzato in ambito medico-legale, sia per la datazione storica di un determinato documento scritto a mano, sia per valutare lo stato mentale ed intellettivo della persona che lo ha scritto, per esempio per facilitare la datazione di un testamento al momento della stesura e della firma.
Se la scrittura cambia non è necessariamente un segnale negativo e la grafologia, come disciplina, permette di analizzare questi segni e di collegarli agli aspetti più profondi della nostra interiorità, ma la medicina internazionale ha chiaramente dimostrato come molte patologie
neurodegenerative, già dal loro esordio, possono influenzare significativamente il modo di scrivere, per cui ogni cambiamento di grafia può rappresentare un campanello di allarme e un segnale utile per approfondimenti clinici.