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Viminale e Colle fanno sponda: via la cittadinanza all'egiziano dell'Isis

Avviato l'iter su richiesta di Piantedosi. Un evento raro: dal 2018 solo sei casi

Viminale e Colle fanno sponda: via la cittadinanza all'egiziano dell'Isis
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Il contrasto al terrorismo da parte del governo procede in modo spedito e ora, come apprendiamo da fonti qualificate, c'è stato un ulteriore step, che consiste nella revoca della cittadinanza italiana a un egiziano condannato per terrorismo grazie alla firma del provvedimento del presidente della Repubblica. Un fatto eccezionale avvenuto su impulso del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi che ha fatto giungere a Sergio Mattarella la richiesta di revoca della cittadinanza per Alaa Refaei (che aveva scelto il rito abbreviato), condannato a 5 anni di reclusione dal Gup di Milano Tiziana Landoni per terrorismo: le accuse hanno mostrato un'attività di proselitismo online a favore dell'Isis nonché la raccolta di fondi per "le vedove dei combattenti jihadisti". Sempre lui aveva risposto a un video che vedeva protagonisti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni con Silvio Berlusconi scrivendo: "Sappiamo benissimo come zittirli e fermarli al momento giusto...viviamo con loro da banditi...pronti a colpirli a ciabattate". Non siamo davanti, quindi, al solo provvedimento di espulsione, per cui il Viminale può già vantare numeri elevati.

A fronte delle oltre centinaia di espulsioni preventive per motivi di sicurezza nazionale e gli innumerevoli arresti (come dimostra il caso eclatante della cupola di Hamas in Italia scovata dalle nostre forze dell'ordine e che oggi vede un'inchiesta condotta dalla Procura di Genova con oltre 20 indagati), l'iter per revocare la cittadinanza è lungo, tortuoso e difficilmente applicabile (siamo nell'ordine delle unità, non delle decine: dal 2018 sono stati solo 6 i casi). Motivo per cui questo segna un cambio di passo evidente che potrebbe anche far riflettere sulla necessità di uno snellimento della pratica.

Ad oggi, infatti, tra i requisiti richiesti il soggetto deve avere una condanna definitiva per specifici reati di terrorismo, possedere o poter acquisire un'altra cittadinanza, il Ministro dell'Interno deve proporre la revoca, il Presidente della Repubblica deve emanare il decreto.

Con l'incremento dei lupi solitari intercettati e identificati dalla nostra intelligence, il contrasto al terrorismo potrebbe passare proprio da qui, da una sinergia tra Viminale e Colle nell'accelerare, anche a scopo di deterrenza, l'allontanamento dal territorio nazionale di chi mette a repentaglio la sicurezza nazionale.

Le minacce su cui lavorare sono diverse: l'espansione della Fratellanza Musulmana che cerca di farsi largo in Italia e che ancora non è classificata come organizzazione terroristica (pur essendolo per i Paesi arabi), la strumentalizzazione di cause umanitarie attraverso finte raccolte fondi che puntano a raccogliere i fondi qui per mandarli ad Hamas o Hezbollah, ma anche le cellule del regime iraniano che usano le cosiddette moschee sciite come perno per la propaganda e la conversione.

Del resto, gli episodi di mancata integrazione e di chi rifiuta di vivere all'occidentale sono all'ordine del giorno, motivo per cui introdurre norme

stringenti faciliterebbe il duro lavoro di magistrati e apparati di sicurezza.

Infatti oggi parlare di prevenzione, dato il passo sveltissimo a cui procedono il reclutamento e il successivo arruolamento, è quasi impossibile.

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