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I primi a scendere in Normandia: la missione dei pathfinder del D-Day

Radiofari, luci di segnalazione e una buona dose di coraggio. Così le avanguardie aviotrasportate prepararono il terreno per l'assalto nella fatidica notte dello sbarco in Normandia

I primi a scendere in Normandia: la missione dei pathfinder del D-Day
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Nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944, mentre migliaia di aerei e navi si apprestavano ad attraversare il Canale della Manica, diretti verso la Francia occupata, una manciata di paracadutisti si preparavano a lanciarsi nel buio ore prima dei loro compagni. Se la più grande invasione anfibia della storia doveva avere successo, qualcuno avrebbe dovuto precedere il grosso delle forze aviotrasportate, individuare le zone di lancio e guidare gli uomini che sarebbero arrivati dopo. Quegli uomini erano i pathfinder. I primi a scendere in Normandia.

Alla vigilia dell'Operazione Overlord, l'invasione alleata del fronte occidentale della “Fortezza Europa”, i 300 "pathfinder" delle unità aviotrasportate giocarono un ruolo fondamentale nel garantire il successo dell'assalto aereo portato dalla 101ª e dalla 82ª Divisione Airborne.


Questi uomini scelti avevano il compito di paracadutarsi nella Francia occupata, precedendo di qualche ora il grosso della "forza d'invasione aviotrasportata" che sarebbe scesa nei settori designati ai piedi della penisola del Cotentin, e installando i radiofari SCR-717 Eureka, transponder radar portatili progettati per guidare gli aerei sulle Drop Zone (DZ). Questi radiofari avrebbero emesso il segnale che consentiva alle grandi formazioni di Douglas C-47 Skytrain con le grandi strisce bianche e nere dipinte su ali e carlinga, le "Invasion Stripes", di localizzare con maggiore facilità le DZ nonostante l'oscurità, la nebbia, le nuvole e il fuoco della contraerea, e lanciare i paracadutisti che si sarebbero riuniti e coordinati una volta toccato terra.

Tra i primi pathfinder della 101ª che scesero in gran segreto sulla Francia intorno alla mezzanotte del D-Day per illuminare le zone di lancio con i radiofari, ma anche con le "luci T" e marcatori di stoffa arancione catarifrangente, alcuni portavano un singolare "taglio di capelli alla moicana" sotto l’elmetto M1 e la pittura da guerra sul volto come i nativi americani. Si dice infatti che alcuni parà della 101ª Airborne Division - in particolare un gruppo noto come i "Filthy 13" del 506° - adottarono il taglio mohawk durante l’Invasione della Normandia per "risultare spaventosi agli occhi del nemico".

Le piccole squadre di pathfinder, che contavano tra i 14 e i 18 paracadutisti, affrontarono sfide immense. Lanciati fuori dalle zone designate a causa del pesante fuoco antiaereo, del vento forte e delle difficoltà di navigazione riscontrate dai primi aerei, dovettero riorganizzarsi rapidamente per eludere le prime pattuglie tedesche messe in allarme dall'insolita attività aerea nemica, e i loro sforzi non sempre permisero il corretto dispiegamento delle prime ondate di paracadutisti, che riuscirono comunque, in un modo o nell'altro, a raggiungere e conquistare molti dei loro obiettivi.

Nella notte tra il 5 e il 6 giugno del 1944, l'82ª Divisione "All American" perse 22 pathfinder. La 101ª Divisione "Screaming Eagle" registrò 25 caduti tra i pathfinder.

Il loro sacrificio, unito a quello degli omologhi inglesi e canadesi, e alle capacità e al coraggio di tutti i loro compagni d’armi delle forze aviotrasportate, fece la differenza per il successo del D-Day, la prosecuzione dell'Operazione Overlord e gli sviluppi della guerra che ha cambiato la storia.

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