Lo 007 della longevità. Dalla Sardegna al Tibet per misurare la salute

Figlio di Umberto, ex sindaco di Catania, vuole decifrare il segreto delle comunità di centenari: "Il cibo può cambiare il nostro Dna"

«Misurare la salute è la mia scommessa. Io e altri studiosi viaggiamo tra i laboratori a cielo aperto della longevità, tra Okinawa, Ogliastra in Sardegna, Ikaria in Grecia, Nicoya in Costa Rica e Loma Linda in California tra gli Avventisti del Settimo Giorno. L'obiettivo è decifrare il segreto di queste comunità di centenari e imparare come rallentare il nostro orologio biologico attraverso una alimentazione mirata. Partendo da un presupposto: il cibo può cambiare il nostro destino e il nostro Dna».

Giovanni Scapagnini, 51 anni, figlio di Umberto ex sindaco di Catania e medico personale di Silvio Berlusconi, è uno dei massimi studiosi al mondo di longevità e alimentazione. Professore associato di Biochimica Clinica alla Facoltà di Medicina dell'Università del Molise, neuroscienziato, collabora con l'Università di Harvard. É un fautore della «nutraceutica», disciplina che studia i principi attivi contenuti nei cibi e nelle piante e associa nutrizione e approccio farmacologico.

La domanda ricorrente è sempre la stessa: la qualità dell'invecchiamento è figlia del corredo genetico oppure viene determinata dallo stile di vita e dall'alimentazione? Scapagnini, una sorta di investigatore della longevità, è convinto che la componente «attiva» sia fondamentale e cerca - con un naturale talento da divulgatore - di spiegarne i motivi. Di recente è intervenuto in un incontro intitolato «Dimmi il segreto della longevità» organizzato da Fiera Roma nell'ambito di «Roma International Estetica», manifestazione dedicata alla bellezza che si è tenuta in fiera a febbraio. Scapagnini sarà anche il responsabile scientifico di «Roma Expo Salus and Nutrition», manifestazione - organizzata da Fiera Roma a novembre - che nasce con l'idea di accogliere gli attori principali della filiera della salute e del benessere con un focus particolare sulla nutrizione. «Studiare gli individui che hanno raggiunto età eccezionali rappresenta un approccio scientifico molto utile per comprendere gli elementi ambientali e genetici collegabili a un invecchiamento di successo. Il cibo può essere una fonte di sostanze benefiche. E gli alimenti possono diventare veri e propri farmaci, con azioni ben precise sull'organismo e sul funzionamento di ogni sua singola cellula».

«Si è pensato a lungo a sottrarre sostanze, io lavoro soprattutto su cosa aggiungere per avere una qualità dell'invecchiamento al riparo da malattie degenerative» continua Scapagnini. «Si pensi per esempio agli Omega-3, acidi grassi polinsaturi in grado di stimolare i processi cognitivi e la memoria, oltre a preservare un corretto funzionamento del cervello anche nell'adulto, anche in termini di effetto antinvecchiamento».

Le motivazioni per cui Giovanni Scapagnini scelse di percorrere la strada della Medicina non sono legate al desiderio di emulare le gesta di suo padre Umberto. «Mi iscrissi a Medicina per motivi casuali, in realtà volevo fare archeologia. Ero un ribelle nel rapporto con mio padre, ci siamo reincontrati quando si è ammalato. Io tutto volevo fare meno che intraprendere la sua carriera, evidentemente era una questione di karma». Così come non ha alcuna intenzione di calcare il palcoscenico della politica. «Da scienziato non coltivo certezze, ma di una cosa sono sicuro: credo che l'impegno etico sia straordinario, ma non farò mai politica. Ho visto mia padre soffrire e ammalarsi per la politica. Non fa per me».

La passione per il suo lavoro e le sue ricerche, d'altra parte, è palpabile, così come è trascinante l'entusiasmo e la passione che è in grado di trasmettere. «A maggio con gli studiosi di Harvard andremo a Dharamsala a raccogliere campioni biologici della comunità monastica del Dalai Lama. Ho parlato con lui e mi ha dato il suo assenso. E' un grande onore. Io sono convinto che la gentilezza e la meditazione abbiano un impatto sulla longevità».

Scapagnini ritiene che ormai ci siano alcune verità acquisite scientificamente sui fattori di longevità. «La restrizione calorica anche in forma di periodico digiuno - ha sicuramente un impatto sulla qualità dell'invecchiamento. Sui topi i test dimostrano che la vita aumenta del 30%, funziona anche sulle scimmie, e nell'uomo migliorano tutti i biomarcatori di rischio per le malattie croniche. La restrizione calorica costringe le cellule a riorganizzarsi, cambia il metabolismo, riduce il rischio cancro e Alzheimer». La seconda verità è che «l'attività fisica fa bene, permette il rilascio di messaggeri noti come miochine che condizionano le cellule, ma la quantità di movimento ottimale ci è ancora sconosciuta». Terza verità, o meglio una promessa: «Esistono molecole geroprotettrici in grado di migliorare l'invecchiamento e forse la durata della vita. I pazienti che assumono metformina, nonostante siano diabetici, hanno una mortalità inferiore a quella dei non diabetici. Lo studio TAME (Targeting Ageing with Metformin), iniziato nel 2016, ha reclutato 3mila volontari tra persone anziane ad alto rischio di cancro, malattie cardiovascolari e Alzheimer per valutare l'effetto pro-longevità di questa sostanza».

La curiosità di tutti riguarda ovviamente i «super-food». Quali sono? «Il cacao. É in corso il più grande studio di intervento nutrizionale della storia - 18mila persone per 8 anni - sui polifenoli del cacao. Hanno un effetto molto forte su malattie cardiovascolari, tumori e disfunzioni cognitive. Gli Aztechi e i Maya ne erano a conoscenza già migliaia di anni fa». E poi «la curcuma. Agisce sul microbiota, cambia la flora intestinale. È un antibiotico naturale e un potente antinfiammatorio. Poi naturalmente gli Omega-3. Purtroppo nell'alimentazione il loro quantitativo si è ridotto e questo è alla base dei processi infiammatori che potrebbero spiegare l'aumento delle malattie cronico-degenerative. E ancora: l'olio extravergine, le antocianine (polifenoli presenti nei frutti di bosco) e il sulforafano (nei broccoli)». «Purtroppo non basta una sana alimentazione per assumere i nutrienti di cui abbiamo bisogno, sia perché gli alimenti si sono impoveriti, sia perché i quantitativi che riusciamo a mangiare non sono sufficienti» precisa Scapagnini. Per questo nella ricerca di un protocollo nutrizionale ideale il ricorso agli integratori può rappresentare un fattore complementare importante per individuare il proprio personale elisir di lunga vita.