Gli 007 della Rete che salvano i bambini

I guardiani della Rete non dormono mai. Sono lì, giorno e notte, a navigare nelle acque melmose del cyber bullismo. Per prevenire i crimini più atroci che si possano compiere su un bambino o su un adolescente. Per liberare dagli incubi genitori, insegnanti e, a volte, persino intere scuole. In 20 Regioni e in 80 capoluoghi di provincia sono all'opera gli agenti della Polizia postale che lavorano in stretta sinergia con il Centro anti-bullismo, coordinato dal professor Bernardo, al Fatebenefratelli di Milano e che, da due anni, hanno avviato un programma di sensibilizzazione e di educazione che ha permesso loro di incontrare circa 150mila studenti nelle piazze e 800mila nelle scuole, 25mila genitori, 10.800 insegnanti per un totale di 2.800 istituti scolastici in oltre 130 città.Il tutto sostenuto e rafforzato da una pagina Facebook «Una Vita da Social», con oltre un milione di visualizzazioni settimanali in cui la Polizia dispensa istruzioni per l'uso. L'uso corretto della Rete, dei social e le precauzioni per non cadere in trappola. Anche nelle trappole più moderne e perfidamente sottili come le «sexy extorsion» i collegamenti video ideati dalle ragazzine per ricattare poi i loro coetanei o altri ragazzi più grandi. All'opera sono molti i poliziotti giovani, ovviamente, i cosiddetti «smanettoni» di pc e devices molti dei quali sono padri di famiglia che i loro primi test li mettono in pratica proprio con i loro figli. I dati della Polizia postale confermano che il target dei bulli si è pericolosamente abbassato: si comincia nelle materne e si prosegue nelle primarie. Infatti gli agenti distinguono due tipi di cyber bulli: quelli dai 9 ai 13 anni e quelli dai 14 ai 17 anni. La prima fascia lo fa per gioco, la seconda lo fa con la volontà di fare del male ed è significativo il fatto che 2 ragazzi su 3 ammettono di aver avuto esperienza diretta o indiretta con questo fenomeno. Il dramma è che tutti i casi di suicidio e tentato suicidio avvenuti nel nostro Paese sono legati a cyber-bullismo perché la vittima in rete è perseguitata con violenza assurda. Il cyber bullo può inseguire la sua vittima ogni volta che si collega. «Prevenire è fondamentale - ripetono alla Polizia postale - perché quando arriviamo tardi, purtroppo è una sconfitta per noi. Ma anche per la società che fa finta di non vedere».GVil