11/9, Bush: "Nostre vite cambiate per sempre"

Il presidente degli Stati Uniti ha inaugurato a Washington il nuovo Memorial del Pentagono dedicato alle
vittime dell’11 settembre. I talebani a muso duro: "L'America è sull'orlo dell'abisso". Napolitano invita l'Occidente a consolidare le basi per "la sicurezza collettiva"

Washington - L’11 settembre di sette anni fa, con gli attacchi su New York e Washington, "le nostre vite sono cambiate per sempre". Con queste parole il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha inaugurato oggi a Washington il nuovo Memorial del Pentagono dedicato alle vittime dell’11 settembre, un monumento che, in memoria di quel giorno, vuole essere "un simbolo di libertà" nel mondo. A causa di quegli attentati, ha detto Bush, "da allora uomini e donne hanno combattuto in Paesi lontani". Ma nello stesso tempo "da allora ad oggi sono passati 2557 giorni senza che l’America abbia avuto un altro attacco". "Abbiamo il privilegio di vivere tra coloro che vogliono la libertà e la pace" ha affermato Bush. "Per me e per Laura è un onore inaugurare questo Memorial". Subito dopo l’intervento di Bush è stato simbolicamente tolto il velo alle 184 panchine ed è stato ufficialmente inaugurato il nuovo Memorial.

I talebani: "Usa sull'orlo di una sconfitta storica" Gli Stati Uniti sono sull’orlo "di una sconfitta storica in Afghanistan". Lo hanno affermato i talebani in un comunicato diramato oggi ai media in Afghanistan. "Nel giorno in cui hanno luogo le commemorazioni dell’11 settembre riflettete su ciò che Bush e coloro che lo sostengono sulla cattiva via hanno fatto sul fronte militare, sociale e politico nel mondo. L’America è sull’orlo dell’abisso", è scritto nel comunicato.

Napolitano: "Non abbassare la guardia" "Occorre moltiplicare gli sforzi per consolidare le basi di una vasta convergenza e cooperazione per la sicurezza collettiva, nel rispetto di principi irrinunciabili e di regole efficaci". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso questa esigenza durante la cerimonia di commemorazione delle vittime dell’11 settembre 2001 a causa dell’attacco terroristico agli Stati Uniti da parte del fondamentalismo islamico. E ha assicurato: "L'Italia manterrà gli impegni presi, a cominciare dall'Afghanistan".

Il ricordo della tragedia Gli attentati dell’11 settembre 2001 sono stati "un colpo di enorme gravità e impatto volto a ferire a morte il cuore dell’Occidente e del mondo democratico, il centro pulsante, e migliaia di uomini e donne, della maggiore città e perfino della capitale degli Stati Uniti d’America". Alla presenza delle più alte cariche dello Stato e dell’ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli, il presidente Napolitano ha ricordato la tragedia che nel 2001 ha colpito gli Stati Uniti e tutto il mondo occidentale. Nel farlo Napolitano ha sottolineato che di fronte alla minaccia del terrorismo "decisivo è l’impegno della comunità internazionale, da costruire ancor meglio e da consolidare sulle basi più larghe".

La cooperazione per la sicurezza "Occorre moltiplicare gli sforzi per consolidare le basi di una vasta convergenza e cooperazione per la sicurezza collettiva, nel rispetto di principi irrinunciabili e di regole efficaci". Il capo dello Stato guarda in particolare "ai luoghi non ancora resi immuni dall’insidia del fondamentalismo aggressivo; all’Afghanistan divenuto oramai l’epicentro del confronto diretto sul campo con la principale centrale terroristica; al rischio di processi di proliferazione nucleare o di nuove tensioni e crisi in diverse regioni divise e inquiete" e avverte: "dinanzi ad una simile minaccia, che non conosce confini, che colpisce o può colpire dovunque nel mondo, decisivo è l’impegno della comunità internazionale, da costruire ancor meglio e da consolidare sulle basi più larghe". Per quanto riguarda, poi, più in particolare l’impegno del nostro Paese, Napolitano assicura che "l’Italia ha fatto, sta facendo e intende fare la sua parte, anche attraverso una consistente multiforme presenza in missioni internazionali in aree cruciali, a cominciare da quella afghana. È uno sforzo - sottolinea - grazie al quale l’America dopo l’11 settembre ci sente, ne siamo certi, più che mai vicini".

Il ruolo dell'Italia nel mondo "La solidarietà e l’impegno condiviso di lotta di fronte alla sfida del terrorismo hanno ulteriormente unito l’Italia e gli Usa, questi nostri due Paesi già così profondamente legati da tanti vincoli storici, umani e politici". Napolitano esprime questa convinzione, ricordando "una ferita tragica e dolorosa, cui siamo stati e siamo chiamati a dare una risposta davvera solidale: la più larga risposta comune, a garanzia della sicurezza e di un avvenire migliore per tutti i popoli". Il presidente della Repubblica, rievocando l’11 settembre, ricorda che in quel giorno "la comunità internazionale prese drammaticamente coscienza di una minaccia che fino a quel momento non aveva potuto individuare e valutare in tutta la sua sconvolgente portata: la minaccia del terrorismo internazionale. Quel giorno, la campana suonò non solo per l’America e per gli americani: suonò per tutti i Paesi e i popoli che nel corso di una lunga storia avevano conquistato la libertà o anelavano alla libertà, intesa come libertà dalla paura e come condizione essenziale di un autogoverno e di uno sviluppo indipendente". Proprio da lì, osserva il Quirinale, «nacquero una nuova visione del problema della sicurezza mondiale e un impegno comune a fare i conti con il terrorismo inteso come comune nemico, identificandone la fisionomia, colpendone i santuari e tagliandone le radici".

La condanna al terrorismo Quanto accadde l’11 settembre di sette anni fa a New York, con il "disvelamento della matrice fondamentalista islamica dell’attacco alle Torri Gemelle" presentò esplicitamente "Al Qaeda come centrale del terrore: risultò chiaro - afferma Napolitano - che si trattava del più insidioso nemico non solo dell’Occidente, dell’America e dell’Europa; ma si trovarono esposte alla minaccia le più diverse realtà statuali, sociali e culturali anche in altri continenti, le realtà più aperte al futuro e gli interessi di fondo dello stesso mondo islamico". Proprio per questa analisi, il presidente della Repubblica sottolinea con forza che "troppo comoda per le centrali organizzatrici e ispiratrici del terrorismo e radicalmente falsa è la rappresentazione di uno scontro tra civiltà e religioni inconciliabili, non già distinte e diverse ma irrimediabilmente contrapposte. In gioco - replica Napolitano - sono invece le ragioni della pace, della vita, dei diritti umani, del progresso civile, contro una feroce logica di violenza e di sopraffazione, una miscela distruttiva di fanatismo, di intransigenza, di regressione".