Il 2007 dell’Inter: un anno da far paura (agli avversari)

Punti, vittorie, gol fatti e subiti: una stagione da dominatrice. Suarez: "Può aprire un ciclo, ma se non vincerà anche all’estero, resterà sempre un’incompiuta"

Uno schiacciasassi, una corazzata inaffondabile, chiamatela come volete, ma questa Inter grandi numeri è davvero un qualcosa fuori dal comune. Già a fine 2006 aveva imposto la legge del più forte; un anno dopo non solo si ripete, non solo conquista il titolo d’inverno con due turni di anticipo, ma addirittura chiude alla stratosferica media di 2,48 punti nelle 37 gare di campionato disputate nell’anno (ultime 20 del torneo precedente e 17 dell’attuale). La bellezza di 92 punti, mai nessuno da quando ci sono i tre punti aveva avuto un simile rendimento, polverizzando il precedente primato della Juventus di Fabio Capello che nel 2005 chiuse l’anno solare alla media di 2,38 (93 punti in 39 giornate).
«La forza di questa Inter è l’essere competitiva in tutte le linee, difesa, centrocampo e attacco, mentre ai miei tempi erano solo 13/14 i giocatori forti nella rosa», afferma Luis Suarez, uno che di Inter ne ha viste tante. «Mancini ha a disposizione due rose abbondanti, più di 30 giocatori tutti di eccellente livello e non ha problemi se gioca l’uno o l’altro perché la qualità è sopra la media. Anche i tanti infortunati vengono tranquillamente sostituiti e pure i giovani s’inseriscono senza problemi proprio perché la squadra gira comunque».
Al punto che i nerazzurri non perdono da 23 giornate (ultima sconfitta otto mesi fa al Meazza con la Roma) e da allora hanno messo insieme 18 vittorie e 5 pareggi. «Quello fu un peccato di superbia», continua Suarez. «Vi fu un calo di tensione, troppa sicurezza e la Roma, che gioca sempre bene, ne ha approfittato. L’eccezione che conferma la regola perché è addirittura più lunga la sequenza positiva in trasferta: 28 partite (ultimo ko il 30 aprile 2006 a Empoli con un’autorete di Materazzi a tempo scaduto), poi 20 successi e 8 pareggi. Il tutto si combina con la serie delle vittorie consecutive che, grazie al 2-1 sul Milan, sono a 10 tra campionato (6), Champions (3) e coppa Italia (1). È stata la Juve, il 4 novembre scorso, a fermare l’invincibile armata manciniana sull’1-1 a Torino. Il tecnico jesino è a un passo dal record: 11 partite di fila, mentre per il solo campionato il record è ancora suo e lontanissimo: 17 vittorie una dopo l’altra nel 2006/07. «Facilmente spiegabili questi numeri - precisa Suarez -. Fisicamente sono tutti ben messi; i centrocampisti hanno corsa, quantità ma anche qualità e l’attacco ha tante varianti che mettono in difficoltà e stancano gli avversari. Poi Julio Cesar è cresciuto e maturato; è regolare, tranquillo e dà sicurezza ai compagni. Cosa che invece non dà Dida al Milan, dove i difensori hanno paura quando il pallone arriva dalle sue parti e quindi stanno sempre sulle spine».
Questa varietà di schemi e giocatori spiega anche le 112 reti casalinghe a San Siro del micidiale attacco nerazzurro, sistematicamente a segno da 47 giornate, con l’ultimo digiuno che risale allo 0-0 del 9 maggio 2005 con la Reggina. Un’Inter imbattibile, dunque, ma è proprio Suarez a spegnere gli eccessivi entusiasmi: «È un’Inter che può vincere tutto, durare nel tempo e anche aprire un ciclo. Occorre però che i successi non si fermino agli scudetti e alla coppa Italia, altrimenti sarebbe una bella incompiuta. È indispensabile vincere all’estero, a partire dalla Champions e fare come sta facendo il Milan che fuori dai confini non sbaglia un colpo. Attenzione quindi a marzo, quando in Europa conteranno gli scontri diretti: lì Mancini non potrà sbagliare e si vedrà se questa Inter può entrare nella storia».
Tra tanti goleador, quello che impressiona è la regolarità di Julio Cruz: nelle ultime 9 partite da titolare l’argentino ha messo a segno 9 gol. «Ha sempre avuto un buon rendimento», conclude Suarez, «ma nell’Inter ha trovato la giusta dimensione ed ora, malgrado i 33 anni, è uno dei più forti attaccanti in circolazione».