Perù, 41 morti nel disastro aereo anche un italiano tra le vittime

Walter Panni, bresciano, era in vacanza con la moglie, ora ricoverata a Lima. Anche due livornesi tra i feriti

Gaia Cesare

Mancavano dieci minuti all’arrivo, dieci maledetti minuti alle 15.30 (le 22.30 in Italia). Dieci minuti a separare la vita dalla morte, la spensierata vacanza di una coppia italiana da una tragedia che li terrà lontani per sempre. Il cielo era scuro e l’aereo ha cominciato a sussultare. Un temporale violento, la pioggia battente. Il pilota ha tentato un atterraggio d’emergenza. Missione fallita.
L’ultima disgrazia dei cieli, la quinta in questo agosto nero per l’aviazione internazionale, ha inghiottito - insieme con le vite di altre 40 persone - anche quella dell’italiano Walter Panni, bresciano in vacanza in Perù con la moglie Ombretta Anzoni, 50 anni, salvatasi miracolosamente dopo lo schianto di martedì. Le condizioni della donna - ora trasferita in un ospedale di Lima - destano qualche preoccupazione a causa delle ustioni riportate dopo l’incidente.
Il viaggio della morte si è chiuso nella rigogliosa foresta amazzonica, in Perù, nei pressi di Pucallpa, la città distante 840 chilometri da Lima. Il jet della compagnia peruviana Tans, un Boeing 737-200 proveniente dalla capitale e con destinazione Iquitos, si è spezzato in due tronconi e ha poi preso fuoco. Delle sue lamiere non resta più nulla, tranne - ha riferito il pm Cesar Arroyo - 2,5 milioni di soles (oltre 627mila euro) che la società Prosegur stava trasportando per conto di una banca.
Tra le 98 persone a bordo (compresi sei membri dell’equipaggio), oltre ai coniugi Panni, c’era una coppia di fidanzati livornesi, Simone Simonini, 37 anni, e Letizia Onorati, 35 anni, anche loro in Sud America per un viaggio di piacere. Dovevano raggiungere Iquitos, la città nella selva del Perù settentrionale, dove l’aereo non è mai arrivato. Per loro ora ci sono delle orrende immagini da rimuovere, il ricovero a Lima e il sollievo - misto all’amaro per le vittime che non ce l’hanno fatta - di essere fra i 57 sopravvissuti al disastro. Come Yuri Salas, peruviano, che racconta di aver lasciato il velivolo insieme ai due italiani: «Ho sentito un gran colpo e mi sono subito trovato in mezzo alle fiamme. Siamo fuggiti attraverso il terreno fangoso per metterci al riparo da un’esplosione. Poi abbiamo pregato e ringraziato Dio per averci dato un’altra opportunità».
Non c’è consolazione, invece, per i familiari delle vittime. Sarà impossibile provare il sollievo della salvezza per Ombretta Anzoni, moglie di Walter Panni. È stata lei, ancor prima che arrivasse la conferma ufficiale della Farnesina, a comunicare con una telefonata ai familiari in Italia della morte del marito. La coppia di Ciliverghe, in provincia di Brescia, si trovava in Perù da circa tre settimane per un viaggio di piacere. I figli, il ventottenne Paolo e la sorella venticinquenne Silvia, sono partiti dal paesino nel Bresciano alla volta del Perù nelle prime ore della mattinata di ieri. Il padre - ricorda il sindaco della cittadina, Luigi Elisetti - era un imprenditore edile «molto conosciuto e stimato, rigoroso, serio e benvoluto da tutti».
Saranno ora le scatole nere, una delle quali è già stata recuperata, a rivelare che cosa davvero sia successo a pochi minuti dall’atterraggio del Boeing. «L’ipotesi più probabile - secondo il portavoce della Tans, Jorge Belevan - è che a provocare la tragedia sia stata il maltempo e non un guasto tecnico».
Intanto, però, ad alimentare la polemica sulla sicurezza nei cieli internazionali, si aggiunge un particolare sulla compagnia peruviana Tans: un altro velivolo, un Fokker 28, si era schiantato nel 2003 in una regione settentrionale delle Ande, a nord dell’aeroporto di Chachapoyas contro il fianco roccioso del monte Bolorque. Era l’11 gennaio di due anni fa: morirono sul colpo tutte le 47 persone a bordo.
Dal Vaticano, il Pontefice Benedetto XVI ha inviato un telegramma di cordoglio per le vittime. «Profondamente rattristato per le numerose vittime e i feriti», il Santo Padre ha trasmesso ai familiari le sue condoglianze ed espresso ai feriti «la sua paterna sollecitudine e sentimenti di vicinanza».