Abramo il Semplice

Compreso il patriarca biblico, sono venti i santi con questo nome. Quello di oggi, detto «il Semplice» (ma anche «il Fanciullo» per l’innocenza quasi infantile della sua vita e dei suoi modi), era un eremita egiziano le cui notizie, scarse, ci sono pervenute attraverso le opere dello scrittore ecclesiastico e filosofo Giovanni Cassiano. L’eremita Abramo era diventato solitario quando aveva deciso di lasciare gli agi della sua esistenza (i cui dettagli, però, non conosciamo) per andarsene nel deserto a praticare l’ascesi e la preghiera. Si era piazzato a quattro miglia dal Nilo, e ciò aveva fatto per amore di austerità: infatti, ogni volta che aveva bisogno di bere doveva compiere tutto quel tragitto. Cassiano dice che lo conobbe personalmente e ne ricevette salutari ammonimenti. Questo ci permette di datare il nostro Abramo al IV secolo, nei cui ultimi anni probabilmente morì. Ci sono stati tramandati almeno due miracoli di questo santo. Uno riguarda un infante che era in fin di vita per la denutrizione, dal momento che il latte materno, inadatto a lui, lo aveva intossicato. Un altro miracolo concerne uno storpio dai ginocchi rattrappiti che, recatosi dal santo, ne fu completamente guarito. Abramo, come tutti gli eremiti della regione desertica egiziana chiamata Tebaide, al tempo della mietitura si recava nei campi e offriva il proprio lavoro ai contadini, in cambio del cibo (poco) con cui tirare avanti d’inverno. Sappiamo che un certo punto venne colto dalla nostalgia per la sua vita precedente, tentazione lancinante che egli contrastò accentuando le penitenze.