Accusare sempre l’auto è più semplice per tutti

da Milano

Il mondo dell’auto è periodicamente demonizzato da quegli integralisti che vedono nel trasporto privato il primo male dell’umanità. Dimenticano che i costruttori di auto hanno ridotto le emissioni di tutte le sostanze inquinanti grazie a investimenti che superano i 20 miliardi di euro l’anno, pari al 4% del volume di affari del settore. Un’indagine compiuta dalla Commissione europea sui 25 Stati membri ha evidenziato che le automobili private concorrono solo nella misura del 12%, mentre il trasporto nel suo complesso è responsabile del 26%, gli impianti per la produzione di energia del 39%, la produzione industriale del 16% e le abitazioni private del 19 per cento.
I maggiori responsabili dell’inquinamento dell’aria che respiriamo nelle nostre città, quindi, non sono certo le automobili. A livello mondiale le vetture private concorrono solo nella misura del 5% alla produzione di anidride carbonica. Inoltre, un’intesa di tutti i costruttori europei di automobili riuniti nell’Acea, un organismo che si occupa a livello comunitario anche dell’impatto ambientale dell’auto impone di contenere entro il 2012 le emissioni di CO2 al di sotto di 120 grammi per chilometro, limite considerato assai basso.
Negli ultimi 12 anni, poi, sono state sviluppate dai produttori 100 novità recentemente messe in commercio con 50 nuove tecnologie per contenere le emissioni inquinanti. Risultato: oggi sono state ridotte le emissioni di ben 100 volte rispetto agli anni Settanta. Il monossido di carbonio dovuto a un’incompleta combustione dei carburanti è diminuito, tra il 1994 e il 2004 in media del 43 per cento. Gli ossidi di zolfo, nello stesso periodo, sono scesi del 64%. I valori delle polveri sottili, le emissioni cioè di Pm10, dal 1992 a oggi, sono passate, secondo i dati delle case automobilistiche, da 0,14 grammi per chilometro a 0,025. Con i nuovi filtri antiparticolato, secondo l’Agenzia francese per l’ambiente che ha analizzato i risultati conseguiti su un campione di vetture, è possibile bloccare fino al 95% le emissioni di polveri sottili e ultrasottili riducendole quindi di ben 10mila volte.
Raramente le cassandre si occupano dell’inquinamento provocato dal riscaldamento e della necessità di sostituire i vecchi impianti con tecnologie innovative a basso impatto ambientale che oggi rappresentano meno del 5% del totale. Ora la Lombardia ha varato un progetto che prevede lo stanziamento di 20 milioni di euro per diffondere il teleriscaldamento: gli effetti di queste scelte si avranno, però, solo nel medio termine. Nel frattempo gli autobus impiegati nelle città e le caldaie degli edifici pubblici continuano a inquinare rendendo l’aria irrespirabile.
Umberto Veronesi, parlando di inquinamento, ama citare l’International agency for research on cancer (Iarc) che monitora in tutto il mondo le cause di cancerogenesi: i maggiori rischi, afferma l’ex ministro della Salute, vengono da ciò che mangiamo e non da ciò che respiriamo: «L’alimentazione è responsabile del 35% delle neoplasie, il fumo da tabacco del 30, vi sono poi molte altre cause e, solo al penultimo posto l’inquinamento atmosferico con il 2 per cento».
È necessario poi ricordare che l’aria non ha frontiere. Sedici, delle venti città più inquinate nel mondo, si trovano in Cina. Lo dice la Banca mondiale. Fra tre anni, secondo l’Agenzia mondiale dell’energia, la Cina, impegnata in un crescente sviluppo industriale, supererà gli Stati Uniti nell’emissione di gas carbonici e nel 2030 i consumi globali di energia cresceranno del 53% e del 55% le emissioni di anidride carbonica. Il 70% di questo aumento, con buona pace dei nostri ambientalisti, sarà dovuto a Cina e India, che utilizzano per alimentare la propria rete elettrica le centrali a carbone che producono sostanze tossiche come l’anidride solforosa. L’anno scorso sembra che la Cina abbia rilasciato nell’atmosfera 26 milioni di tonnellate di anidride solforosa, più del doppio degli Stati Uniti.