Acea, ok in Borsa ma sui servizi serve una svolta

L’Acea a gonfie vele in Borsa nel 2006, incremento di valore delle azioni superiore al 65%, titolo intorno ai 14 euro. Però, a giugno Standard&Poor’s ridusse il rating da A+ ad A e il 18 gennaio scorso Credit Swisse First Boston, società di analisi di tutto rispetto, ha ridotto la raccomandazione a «neutral» da «outperform» perché «ritiene esaurito il potenziale espresso dagli asset e dalla qualità del management». E i servizi (acqua, energia, illuminazione pubblica e depurazione), come vanno? Le difficoltà patite dai cittadini nel 2006 restano pesanti: le «bollette pazze», i distacchi a tappeto della luce, le lunghe attese per i riallacci, i ritardi nei rimborsi delle somme illegittimamente incassate (seguiti ai problemi con le banche per le fatture «domiciliate»), i black-out, i conguagli di fatturazione per recuperare gli errori, i buchi nelle letture, le operazioni di cessione crediti a società finanziarie, i quartieri al buio, le lunghe file agli sportelli di piazzale Ostiense, le interminabili attese al telefono per le inefficienze dei numeri verdi, ecc. Infine, le condizioni delle utenze cimiteriali dopo i raddoppi tariffari: migliaia di luci spente per i «cari estinti» che non possono essere sottaciute malgrado l’ennesimo annuncio («Sarà avviata la sostituzione di 370.000 lampade negli 11 cimiteri della capitale»). Il livello di guardia ancora una volta è stato superato...
Bollette pazze. Dopo lo scandalo del 2004-2005, la dirigenza ha incaricato una società informatica esterna (Neta spa-Gruppo Engineering) di rifare il sistema di fatturazione. La messa a punto sarebbe ancora in corso. Nei giorni scorsi s’è bloccato ripetutamente. Sulle letture dei contatori gli esiti sono ancora approssimativi. L’azienda non avrebbe completato l’aggiornamento ordinato dall’Autorità dell’Energia nel 2005 (entro 90 giorni). Il caos sugli utenti ha rasentato a luglio il dramma: un invalido in attesa del rimborso di circa 500 euro s’è tagliato le vene a piazzale Ostiense per ottenere udienza e incassare dall’Acea quanto dovutogli.
Quartieri al buio. Nel 2005 il servizio d’illuminazione stradale è stato un disastro, ma nel 2006 il risultato non è stato meno disastroso. A gennaio le prime contestazioni sui quotidiani. Poi una vera e propria campagna stampa ha portato alla luce il gravissimo stato del servizio. Persino i presidenti dei municipi di ogni colore politico, oltre alle migliaia di infuriati cittadini, invocarono la risoluzione dei gravi problemi presenti in migliaia di strade e piazze cittadine. Qualcosa sembrò muoversi: Il presidente di Acea-Distribuzione, Massimiliano Salvi, e l’assessore capitolino ai Lavori pubblici Giancarlo D’Alessandro, promisero di risolvere il problema. Il sindaco Veltroni riconobbe la gravità della situazione. E sembrò che l’Acea avrebbe fatto sul serio. L’azienda annunciò: «Si stanno investendo molti soldi... Presto Roma sarà la nuova Ville Lumière». Gli operai del pronto intervento addetto alla rete privata (gli impianti che alimentano le nostre case, i negozi, gli uffici etc.) furono spostati all’illuminazione pubblica (che era ridotta all’osso con 16 operai per tutta Roma). La riduzione di personale nella distribuzione privata fu compensata dal lavoro in appalto. Purtroppo, il consuntivo stilato il 4 dicembre scorso dall’Agenzia di controllo dei servizi pubblici, ha sbugiardato sindaco, assessore e Acea. Bernardo Pizzetti, presidente dell’Agenzia ha denunciato che: «Nella classifica stilata dall’Autorità nazionale dell’Energia, Roma è al penultimo posto tra le grandi città italiane sia per la qualità che per l’efficienza del servizio elettrico».
Il piano interno aziendale. Il distacco tra la stragrande maggioranza dei tecnici, degli operai, degli impiegati e il management è sempre più profondo. Le esternalizzazioni delle attività, a cui fa riscontro la mancanza di controlli sulle lavorazioni delle ditte, moltiplicano le lavorazioni stesse e creano pesanti ripercussioni sulla continuità dei servizi erogati, ma anche spaventosi sperperi di denaro, moltiplicazione di consulenze e qualche incidente sul lavoro in più...
I segnali. A febbraio con una lettera anonima gli operai dell’Acea denunciano esplicitamente «il clima di terrore (...) nel quale la dirigenza li costringe a lavorare sugli impianti elettrici della città». L’8 settembre un operaio, mobbizzato e arrabbiato, piomba con un camion aziendale nella sede centrale alla Piramide e sfonda le porte e i cancelli. (...)
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