Ad Acquapendente è tempo di «fregnacce»

Loredana Gelli

Carnevale, tempo di «fregnacce». Una leccornia da non perdere che si prepara, dai primi del Novecento, solo in questo periodo. E Acquapendente, nell’Alta Tuscia, che ne propone la sagra, in questo e nel prossimo week-end. La fregnaccia si ottiene friggendo la «viuta», un impasto a base di acqua, sale, farina, olio e grasso del cianchetto del maiale. Il composto viene lavorato, con mano abile, dalle massaie locali e fritto in olio bollente. Le «crêpe» che si ottengo vengono spolverate generosamente con formaggio pecorino (ricetta originale) ma anche con zucchero e Nutella. A corollario della sagra sfilate di carri allegorici, balli in piazza, fiaccolata e cremazione di Re Carnevale, un pupazzo di cartapesta chiamato, in modo meno riverente, «carnevalaccio».
Collocata al centro di una lingua di territorio laziale incuneato tra Toscana e Umbria, Acquapendente è ricordata nel medioevo come fortezza degli Ottoni e degli Svevi e l’abitato è, ancora oggi, circondato da mura dell’epoca. Il fatto di essere ubicato lungo la via Francigena che taglia tutto il centro storico, nata come collegamento tra Roma e i territori franchi dei carolingi di Francia e dei paesi germanici, determinò il veloce sviluppo del piccolo borgo. A seguito della donazione da parte di Matilde di Canossa di tutti i suoi beni alla Chiesa, Acquapendente entra a far parte del patrimonio di San Pietro ed è posta sotto la diocesi di Orvieto. Nel periodo delle lotte tra Papato e Impero, distrutto il castello, simbolo e struttura garante del sistema feudale, si cominciò a delineare il nuovo assetto urbanistico della città: si costruì una nuova strada e nuove fortificazioni. Di queste, oggi, resta solo la cosiddetta torre del Barbarossa perché, si dice, ultima traccia dell’antico castello di Federico Barbarossa in cui risiedeva il suo governatore Guelfo VI. Fu dopo il 1550 che vennero costruiti i palazzi più belli sulla piazza e sulle vie principali: palazzo Fidi, palazzo Viscontini, palazzo Vescovile. All’ingresso dell’abitato s’incontrano la torre medievale detta Julia de Jacopo che ospita l’interessante Museo della Ceramica Medievale Aquesiana, la porta delle antiche Mura e, di fronte, la cattedrale del Santo Sepolcro. Consacrata nel 1149 dal Vescovo Aldobrandino da Orvieto, la cattedrale rappresenta tappa obbligata dei pellegrini della Via Francigena che si recano nella cripta per chiedere indulgenza di fronte al Sacro Saccello, a forma di piramide rettangolare, costruito a imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La testimonianza più antica è data dagli edifici religiosi, ben dieci, sparsi nel centro storico: la chiesa di Santi Antonio e Caterina decorata da artisti aquesiani, la chiesa di Sant’Agostino del XIII secolo, restaurata nel 1983. La chiesa di Santa Maria o San Francesco fu, invece, consacrata nel 1149 e contiene numerose opere d’arte e cicli di affreschi del XVII secolo mentre, posizionato su di un colle, troviamo il Monastero di Santa Chiara. Da ricordare anche la chiesa di Santa Vittoria che conserva la statua lignea della Madonna del Fiore, simbolo di Acquapendente.
Poco distante dal centro storico si trova il bellissimo borgo medievale di Torre Alfina, in un vecchio casale all’interno della Riserva Naturale del Monte Rufeno, un paradiso per chi ama passeggiare e perfetto per le escursioni in bicicletta o a cavallo. Si trova qui anche il multimediale Museo del Fiore. Il legame con il passato è sicuramente sempre vivo anche a tavola dove l’arte culinaria ci riporta al gusto semplice dei piatti tradizionali: le zuppe con i legumi o la polenta con il cinghiale proposti dal ristorante «La Ripa» (0763730136) o i famosi «pici» che si gustano «Da Gianfranco» (0763717042) a tu per tu con la natura del Parco Regionale della Riserva del Monte Rufeno (info 07637309206).