Addio angurie d'estate I chioschi erano 50 ne son rimasti solo due

Sono pochissimi e quasi spariti, una rarità in una città che quando soffre il caldo lo soffre veramente. Gli angurai di Milano sono quasi del tutto scomparsi, ma qualche irriducibile resiste, per la gioia di coloro che cercano un angolo di fresco nell'arida estate sotto la Madonnina. Per contarli non servono le dita di una mano e, sicuramente, comprare un'anguria nel supermercato sotto casa è di gran lunga più conveniente, ma il cocomeraio, come quelli originali che ancora oggi si possono trovare sulle strade di campagna tra Mantova e Parma, è anche, e soprattutto, un luogo di ritrovo e di relax che ben si inquadra in una vuota giornata estiva in città. Gli angurai milanesi sopravvivono per la loro rarità. Dopo il blocco delle licenze del 2001 e le disposizioni igieniche dell'Asl il numero è stato tagliato, decimato. I veri angurai rimasti, quelli che ti offrono questo enorme frutto al gelo, sono oggi solamente due, dai precedenti 50, ma le difficoltà per far restare in vita questi chioschi sono molte. Il cocomeraio moderno deve avere l'acqua corrente, l'elettricità, stoviglie usa e getta, circa 4mila euro annui per l'occupazione di suolo pubblico, devono essere costruiti in muratura o in legno con pavimenti di materiale lavabile e lontani da fonti di insalubrità. Il vecchio carretto che si poteva trovare casualmente non può quindi più esistere. «L'Oasi del Fresco da Franco», in piazza Po, è stato per anni il cocomeraio dei Vip d'agosto, come Ezio Greggio o Enzo Iacchetti. Le angurie sono conservate in freezer pieni di ghiaccio, i primi bocconi sono talmente freddi che risultano difficili da addentare e una fetta da mangiare sul luogo costa 4 euro. Non solo cocomeri, però. Infatti l'Oasi del Fresco mette a disposizione un'ampia scelta di frutta rinfrescante, dall'ananas ai fichi d'India. L'altro superstite è in piazzale Brescia. Quando finisce la bella stagione questo chiosco si trasforma in fioraio fino all'estate seguente. Un'attività di famiglia. Luigi Pellegrino, gestore storico di questo cocomeraio che per 40 anni ha tagliato la frutta in questo piazzale milanese, ha affidato le sue angurie al cognato Michele, il quale, pochi anni indietro possedeva un esercizio analogo in piazzale Accursio. Anche qui 4 euro per una fetta di questo succoso frutto rosso. Scomparso, purtroppo, il chiosco di viale Richard, il signor Piccolotto, infatti, ha dovuto chiudere. Lo sviluppo urbanistico è stato impietoso anche di fronte a un reduce della strage dei cocomerai milanesi. Questi non sono gli unici posti dove trovare un'anguria fresca durante l'estate, ma sono gli ultimi esempi nostalgici di un'abitudine contadina che sta sparendo da questa piccola metropoli che corre e dimentica.