Addio collocamento: le colf e gli operai si trovano per strada

Alla fermata metro Rebibbia si possono "assumere" le badanti ucraine

Dimenticate le agenzie di collocamento. Ignorate quelle che attraverso internet promettono una colf, una badante o un giardiniere con permesso di soggiorno, chiedendo in cambio una salatissima iscrizione e una successiva quota alla firma del contratto. Oggi il mercato del lavoro si sviluppa per le strade della capitale. Se volete assumere qualcuno, meglio farlo direttamente, recandosi nei quartieri dove si ritrovano le comunità straniere. A Roma esiste una vera e propria mappa dei luoghi di aggregazione dove si può assumere manodopera e personale specializzato, o meno, per i lavori domestici, commerciali ed edili. C’è di tutto, dall’extracomunitario appena arrivato a quello giunto in Italia da anni, con regolare documenti e permesso di soggiorno. La Caritas ha tracciato una vera e propria mappa dei luoghi di aggregazione degli immigrati, dove si incontrano per trovare lavoro o stare con i connazionali.
Chi vuole assumere un cittadino di nazionalità ucraina non deve far altro che presentarsi la domenica al parcheggio della fermata metro Rebibbia della linea B. La comunità è per l’80 per cento femminile e la quasi totalità cerca un impiego come badante e in qualche caso baby sitter. Cittadini in regola o pronti a lavorare in nero. Qui si svolge anche un piccolo commercio e si possono trovare prodotti tipici dell’Ucraina, che giungono nel nostro paese su piccoli furgoncini. Delizie che gli immigrati aspettano con ansia, ma che da tempo attirano anche i buongustai romani. «Nella zona - raccontano dalla Caritas - esiste anche un’associazione di ucraini che garantisce la sicurezza dei connazionali per limitare che gli ultimi arrivati possano cedere al lavoro nero, alla prostituzione, alla tratta di esseri umani e, per quanto possibile, li proteggono contro lo sfruttamento». Osservando il panorama dei cittadini provenienti dalla Comunità Europea si scopre che i polacchi si riuniscono invece presso la parrocchia di San Stanislao, in via dei Polacchi, il sabato e la domenica. Così, dopo la messa, scatta il passaparola. L’autoaiuto tra loro è determinante: si scambiano numeri di telefono di datori di lavoro o cercano connazionali pronti a sostituirli nell’eventualità che debbano lasciare la città per un breve o lungo periodo, così da non rischiare di perdere l’impiego una volta rientrati in Italia. A Roma questa etnia è rappresentata per un 60 per cento dalle donne, che amano soprattutto il lavoro di baby sitter, mentre gli uomini non disdegnano il settore edile. Proprio per questo molte piccole imprese davanti alla parrocchia di San Stanislao riescono a trovare un pittore, un carpentiere o un muratore che fa al proprio caso.
Per assumere un romeno o una romena, invece, si deve andare la domenica presso la fermata metro Rebibbia, dove c’è anche chi è disponibile per un lavoro giornaliero o stagionale. Nel week-end, quando il piazzale è sgombro dalle auto dei pendolari, spesso vengono organizzate anche feste e piccoli mercati. Purtroppo quasi tutti gli stranieri rischiano per bisogno di finire nella rete del lavoro nero, soprattutto appena arrivati. Qualche volta a «salvarli» ci pensano i proprietari degli smorzi di viale Togliatti, che segnalano a questa o quella impresa il lavoratore specializzato. Anche lì, però, bisogna tenere gli occhi aperti: non è escluso il caporalato.
Da sempre a Roma è presente poi la comunità filippina, che assorbe una grande fetta del mercato del lavoro, soprattutto domestico. Si tratta di una delle prime etnie giunte nel nostro Paese e quindi molto inserite e organizzate. Chi sogna una colf esperta o appena arrivata, un autista o un guardiano, può tentare nella chiesa di via Urbana, dove esiste un centro ad hoc o, in caso non riesca a trovare qualcuno che soddisfi le proprie esigenze, fare una breve sosta a piazza Mancini, che il giovedì pomeriggio e la domenica è invasa dai filippini. Piazza Mancini è un luogo di ritrovo anche per peruviani, ecuadoregni e boliviani. Gli asiatici, infine, soprattutto pakistani, cingalesi e indiani, molto richiesti dalle famiglie capitoline per la loro gentilezza e cordialità, calcano molto piazza Vittorio. E se cercate un cuoco, un tecnico specializzato o un dipendente di origine cinese? Se ne incontrano tanti passeggiando per l’Esquilino o, spostandosi un po’, a via dell’Omo, zona industriale della Prenestina a ridosso del Gra. C’è l’imbarazzo della scelta. Ma in tutti i casi, non bisogna dimenticare di chiedere i documenti personali e di controllare la validità del permesso di soggiorno.