Addio a Mercedes Garberi, signora dei musei

Direttrice per trent’anni delle Civiche Raccolte, aveva riaperto il Padiglione d’Arte Contemporanea, chiuso da tempo

È scomparsa a Milano, vinta da un male con cui aveva lottato a lungo con tutta la sua energia (ed era tanta!) Mercedes Garberi, storica dell’arte e per quasi trent’anni direttrice delle Civiche raccolte d’arte di Milano. I funerali oggi nella chiesa di S. Francesca Romana alle ore 11.
Mercedes Garberi era nata a Pavia nel 1927. Dopo gli studi universitari si era occupata di arte veneta, lavorando a stretto contatto con un grande storico come Mario Morasso. Suo era un fortunato saggio sulle ville venete, scritto con competenza ma anche con un singolare talento narrativo. Lei stessa raccontava dei suoi tanti viaggi nel Nord-Est per approfondire questo o quell’aspetto della ricerca, a volte portando con la sua bambina, Roberta, o col marito Luigi Precerutti. I suoi interessi si erano poi estesi anche al campo dell’arte contemporanea, quando agli inizi degli anni Settanta era stata nominata direttore delle Civiche raccolte d’arte di Milano. In quella veste, e con una dedizione infaticabile, aveva studiato e catalogato la collezione Boschi: l’eccezionale raccolta di quasi duemila opere (Boccioni, De Chirico, Sironi, Morandi, Fontana) donata appunto da Boschi alla città.
Boschi, tra l’altro, era un suo vicino di casa: abitavano entrambi in via Jan, in una palazzina anni Venti costruita da Portaluppi che oggi ospita anche la Casa Museo Boschi-Di Stefano. Ne era nata una bella amicizia (per Mercedes non esisteva argomento di studio che non si tramutasse anche in realtà di vita) e una memorabile mostra della donazione, tenuta a Palazzo Reale nel 1974.
Cinque anni dopo, nel 1979, la Garberi aveva riaperto il Padiglione d’arte contemporanea, allora chiuso da tempo. «Si sentiva - scriveva lei stessa ricordando quel periodo - la necessità di dotare Milano di una struttura agile che mancava, analoga alle Kunsthalle europee». Il Pac era stato, forse, la sua creatura più amata, quella per cui aveva maggiormente prodigato fatiche ed energie, pur senza nulla togliere agli altri musei che dirigeva.
Al Pac, pur con bilanci irrisori e uno staff ridotto ai minimi termini, aveva organizzato a ritmi frenetici numerose mostre: centocinquanta nei primi dieci anni di attività, affidate senza dogmatismi agli specialisti più diversi, non di rado giovani. Col Pac aveva inoltre promosso varie iniziative in altre sedi: come le rassegne di arte italiana a Francoforte (1985), a Zagabria e Leningrado (1989), o le splendide retrospettive a Palazzo Reale degli espressionisti tedeschi (1984), di Kandinsky (1985) e di Klee (1986).
Bionda, occhi azzurri, raffinata e affabile al tempo stesso, per nulla salottiera, sapeva unire alla profondità delle conoscenze teoriche un pragmatismo tutto lombardo che a Milano ha dato moltissimo. Anche se non tutti se ne sono accorti.