Addio Mrs. Robinson, è morta Anne Bancroft

Si chiamava Anna Maria Louise Italiano. Era sposata con Mel Brooks

Giorgio Gandola

Addio Mrs. Robinson, sensuale nave scuola di Dustin Hoffman. Addio Mrs. Robinson, resa immortale da quella canzone di Simon e Garfunkel sulla quale due generazioni hanno sognato la frontiera americana. Addio Mrs. Robinson, e grazie per lo spogliarello regalato al «laureato».
Anne Bancroft, la signora Robinson del cinema e della musica, è morta a 73 anni quando in Italia era passata da poco la mezzanotte. Se n’è andata in una stanza bianchissima (lei adorava questo colore) dell’ospedale Mount Sinai di New York. Era afflitta da un tumore all’utero e le agenzie che arrivano dagli States ci dicono che suo marito, Mel Brooks, non ha smesso un attimo di tenerle la mano e di provare a farla sorridere.
Dev’essere stato difficile illuderla, Anne Bancroft era dolce e concreta. Era soprattutto consapevole della superiorità antropologica della donna sull’uomo, tanto che a Hollywood nessuno (dopo i 50 anni) l’aveva mai più vista con la gonna. Quando le chiedevano perché avesse preferito la famiglia a Hollywood, rispondeva con una voce resa vellutata da 40 sigarette al giorno: «Stare a casa ad accudire i figli è il lavoro più importante del mondo. Perché le donne non dovrebbero farlo, visto che sono il migliore dei due sessi?».
Anne Bancroft non si chiamava così. Figlia della prima generazione di immigrati napoletani, il suo nome era Anna Maria Louise Italiano e aveva visto la luce il 17 settembre 1931 a New York, quartiere dei duri con mascella volitiva, il Bronx. Danza, recitazione e tutte quelle cose che un attore poi metterà nella biografia.
Lei studia anche arte drammatica e lavora duramente in teatro per farsi largo. Le tavole dei palcoscenici di periferia la rendono inossidabile e negli anni 50, quando appare in Tv nei primi serial interrotti dalla pubblicità della minestra Campbell, il suo rigore stilistico non passa inosservato. Arriva il momento del cinema e arriva anche quello di cambiare nome, perché Italiano - come non essere d’accordo? - appare troppo etnico. Quattro anni di gavetta, poi arriva «Anna dei miracoli», film che gli regala l’Oscar nel 1962 come attrice protagonista. Ma la svolta nella sua vita era arrivata cinque anni prima, quando aveva sposato Mel Brooks, uno dei più rivoluzionari, corrosivi e irrefrenabili comici in quella Hollywood così seriosa e piena di sé.
Donna di carattere che diceva spesso «ho imparato a ridere in casa, noi italiani siamo leggeri, soprattutto quando abbiamo bevuto», lei trova in Mel Brooks il compagno che la prende per mano nella vita e in Dustin Hoffman quello che la conduce dritta dritta nell’olimpo del cinema. L’anno del signore è il 1967, alla vigilia della grande stagione studentesca di contestazioni e sommovimenti sociali. Il periodo è importante, perché proprio i giovani rendono «Il laureato» di Mike Nichols il film culto di un’intera generazione. Dustin Hoffman è unico sul Duetto Alfa Romeo, Mrs. Robinson è algida e sensuale quando si toglie le calze velate davanti a lui. È l’iniziazione al sesso, è il primo traguardo della vita di chi si ribella al conformismo dei padri. È il traguardo più banale e più inseguito.
Anne Bancroft continuerà a recitare, prima di dedicarsi alla famiglia. «Due vite, una svolta», «Elephant man», «Essere o non essere», Maria Maddalena nel «Gesù» di Zeffirelli. Ma «Il laureato» la inseguirà per sempre. Tanto da irritarla. «Con tutto quello che ho fatto si parla solo di Mrs. Robinson. La gente non sa guardare più in là del proprio naso. Anzi di quello di Dustin Hoffman». E giù una risata.