"Adesso basta". La Nazionale è stufa del caso Totti

Alla vigilia della trasferta in Lituania, gli azzurri si spazientiscono. Materazzi: "Penso a Danilevicius non a Francesco, quando tornerà lotterà con noi Ma l’ultima parola spetterà al nostro ct"

Milanello - La Lituania e poi, come se si fosse doppiato capo Horn, la Nazionale e Francesco Totti si troveranno sulla stessa rotta. Se uno tornerà a bordo della nave azzurra o se invece sarà una collisione è un destino per ora custodito nelle rispettive strategie. Solo, si sa che quanto verrà deciso metterà la parola fine alla storia. E viste le tiritere degli ultimi giorni, è già un fondamentale passo in avanti. Donadoni e la squadra ne farebbero volentieri a meno, e dargli torto è impossibile, ma la questione penzola sulle loro teste da troppo tempo per ignorarla. Vive di luce propria e quando si potrebbe anche decidere di spegnere i riflettori, ecco che Francesco Totti con perfetto tempismo, e scarso rispetto per i compagni che stanno preparando una partita decisiva verso quel campionato europeo cui lui vorrebbe partecipare, scarica sul ritiro azzurro un missile che atterra a Milanello ma fa danni fino al Palazzo. «Ora vado in vacanza, a luglio chiamerò Riva che è il mio riferimento in azzurro e gli dirò come sto e cosa penso di fare. Poi vedremo» sono le condizioni dettate al Messaggero dal capitano giallorosso (o dalla sua ombra Vito Scala, massaggiatore personale e ventriloquo autorizzato dal numero dieci) per tornare nel gruppo. Un tir in una strada di campagna avrebbe fatto meno danni. Tanto che in serata, il capitano capisce (più probabile: la Roma gli fa capire) la topica e rilascia un comunicato riparatore sul suo sito e su quello della sua società. Dove si spiace per l’attenzione data alla sue vicende perché «non è giusto nei confronti dei compagni e amici che dovranno affrontare la Lituania». Che fa concilia? Più o meno: «Questa nazionale continuerà il lavoro iniziato. Con Totti e senza Totti, regalerà altri momenti di gioia agli italiani». Infine, la novità del G3 post vacanze, le sue, e Lituania: «Quando tornerò mi sentirò sicuramente con Donadoni e con Riva e insieme concorderemo il da farsi, ma ora occorre supportare la nazionale con tutti i mezzi, evitando sterili polemiche». Con Totti o senza. Traduzione possibile: decida il ct, io tutte non le posso giocare, si prenda lui la responsabilità di lasciarmi sempre a casa.

Proprio quello che ci voleva alla vigilia della partenza per la Lituania. Il gruppo azzurro di questa storia non ne può davvero più. E con i giocatori, Donadoni che si trova in una scomoda posizione: non poter affrontare in autonomia la situazione perché lasciato in mezzo alle correnti dalla Federcalcio. Ieri il presidente Abete ha messo un tampone all’emorragia di musi lunghi, lanciando una mezza stampella al ct: «Dopo la Lituania faremo chiarezza per le gare di settembre». Mezza, perché il ct guarda oltre settembre, vuol capire cioè se può contare sul capitano o no. E vuol capirlo una volta per tutte. In questo senso si deve leggere l’intervento di Gigi Riva, chiamato in causa da Totti e bilancino della situazione azzurra. «Dopo la trasferta di Kaunas chiuderemo in modo definitivo la vicenda». Ecco, è quel definitivo che interessa a Donadoni. Quanto al tempismo dell’uscita riportata dal Messaggero (sul fuoco la nazionale ci butta sopra l’acqua; il giallorosso la legna) Riva usa tutta la diplomazia imparata con gli anni: «Non credo nemmeno le abbia dette Francesco quelle cose, ma qualcuno per lui...». Et voilà il comunicato della sera.
Nel gioco delle parti in mezzo ci sono i giocatori. Schivata la magra alle Far Öer, con la testa in Lituania (e ieri non si è allenato Cannavaro, affaticamento muscolare per il capitano) è toccato a Materazzi e Zambrotta sottoporsi al cilicio quotidiano. Matrix non ha fatto una piega: «Parlare di Francesco e di Nesta in questo momento è il modo peggiore per preparare una partita importante. Io più che a Totti penso a Danilevicius. Comunque se torna in gruppo Francesco lotterà con tutti noi. Come ha fatto in Germania, lui è un uomo vero come tutti noi. E comunque c’è un ct, per rispetto nei suoi confronti credo che l’ultima parola spetti a lui».

Ma la parola è anche quella di Gianluca Zambrotta destinato alla fascia destra domani sera al posto di Oddo: «Non faccio nomi - dice il difensore del Barcellona - ma credo che alla maglia azzurra ci si debba tenere sempre. Non solo ai mondiali o agli europei. E non parlo a titolo personale, credo che tutti quelli che stanno qui la pensano così». Tutti. Totti. La differenza la fanno i particolari.