Adesso gli inglesi scendono in piazza per difendere il diritto alla lettura

Contro la minaccia della chiusura di oltre quattrocento biblioteche pubbliche sono in programma per domani 5 febbraio oltre 80 manifestazioni in tutto il Paese. Solo nel 2010 in Inghilterra sono stati dati in prestito 288 milioni di volumi

Che paese il Regno Unito! Solo lì esiste una legge dello Stato che dal 1964 obbliga gli enti locali a finanziare, gestire e sviluppare il servizio delle biblioteche pubbliche (soprattutto comunali). Una legge che ha dato i suoi frutti, visto che la frequentazione delle biblioteche inglesi è pratica comune, soprattutto nei piccoli centri.
Adesso questi rifugi di cultura e immaginazione non hanno più l'aspetto polveroso e oscuro che lustri di luoghi comuni hanno sedimentato nella nostra immaginazione. Oggi sono centri vitalissimi e somigliano più a centri polifunzionali che a ricettacolo di volumi ingialliti dal tempo. Nelle piccole biblioteche di paese si può fare quasi tutto (dai biglietti dell'autobus, a navigare su internet, dalle fotocopie ai fax) e buona parte della vita sociale transita in questi ambienti ovattati (riunioni, gruppi di lettura, mostre etc...). Come, solo per fare un esempio, il piccolo gioiello della Ventnor library sull'isola di Wight. Qui sono registrati ben 7.400 lettori (il paese conta però solo 6mila abitanti). Nell'arco dell'ultimo anno sono stati dati in prestito più di 47mila libri! C'è di che gonfiare il petto d'orgoglio. Eppure...
Eppure la Ventnor library rischia di chiudere nei prossimi mesi. E con lei altre 400 biblioteche sparse per tutto il Paese. La crisi, infatti, sta tagliando le gambe a uno degli ultimi baluardi dell'english way of life. Il governo di David Cameron ha intenzione di rivedere la legge che obbliga gli enti locali (comuni e contee) a finanziare le biblioteche. Molte amministrazioni comunali hanno quindi preso l'iniziativa di annunciare rigorosi tagli sull'orario di apertura di questi luoghi del sapere, visto che non dispongono più dell'appoggio economico del governo.
Nel corso dei primi dieci anni del nuovo secolo in Inghilterra sono «morte» 200 biblioteche pubbliche (su un totale di quasi tremila). E in quei casi neanche la «rete» della legge statale le aveva potute salvare. Ora sta per abbattersi una nuova scure. E questa volta le vittime saranno più che raddoppiate.
Il popolo dei lettori, però, si è mobilitato ed ha organizzato per domani una manifestazione nazionale di protesta. Cui parteciperanno molti volti noti della vita pubblica (scrittori come Mark Haddon e Alexander McCall Smith, e attori come Ralph Ineson). Una imponente protesta che vedrà tutti gli appassionati frequentatori delle biblioteche scendere in piazza per difendere il diritto alla cultura. La protesta passerà anche alle vie di fatto. I manifestanti hanno infatti intenzione di mandare in crisi il sistema entrando nelle sale di lettura e richiedendo in prestito tutti i libri loro consentiti. Ci saranno poi letture pubbliche e happening di vario tipo. E tutto questo in difesa di una delle più antiche istituzioni britanniche (le prime library pubbliche risalgono al XVIII secolo).
Che paese l'Inghilterra! In queste ultime settimane la notizia della futura chiusura di 400 biblioteche è tra gli argomenti più dibattuti tra i blogger e sui media. E non deve sembrare una civetteria giornalistica. In Gran Bretagna, infatti, più di metà della popolazione visita almeno una volta all'anno una biblioteca. Inoltre l'intero sistema bibliotecario ha registrato ben 288 milioni di prestiti nel solo 2010. Ecco perché non pare sproporzionato il costo che grava sulle casse degli enti locali: un miliardo di sterline.
Non sono giornate piacevoli, quindi, quelle del ministro della Cultura Margaret Hodge accusata nientemeno che di attentare alla cultura nazionale. A nulla pare sia servito l'annuncio di un finanziamento straordiario da parte del governo di un milione di sterline per rimpinguare e aumentare il fondo librario del National Library council. Che vale - si è detto il popolo dei lettori - sapere che il governo ha «regalato» migliaia di libri nuovi alle biblioteche se poi non possiamo consultarli visto che rimarranno chiuse?