Quelle voci scomode (e solitarie) contro il fanatismo

Zemmour: «La laicità alla francese è il nuovo cibo della propaganda islamica». Onfray: «Siamo già nel regime della sottomissione». Naipaul: «La più potente minaccia al mondo dopo il Nazismo»

Michel Houellebecq

L'Orwell algerino Boualem Sansal ha di recente invitato scrittori, artisti, intellettuali a mobilitarsi contro il pericolo islamista. Non solo in Francia, ma in particolare in Europa, continente che considera tra i più vulnerabili alla radicalizzazione e all'attacco del terrorismo jihadista. Non si può dire infatti che nell'ambiente letterario le prese di posizione ferme e costanti sul tema siano frequenti. Tuttavia Sansal gode di ottima compagnia. Tra gli scrittori francesi il primo da citare è Michel Houellebecq. La coincidenza tra l'uscita in Francia del romanzo Sottomissione (Bompiani) - incentrato sul distopico arrivo all'Eliseo, nel 2022, del candidato della Fraternité musulmane con conseguente islamizzazione del Paese e oppressione femminile - e il massacro di Charlie Hebdo ha fatto dello scrittore dal 2015 un cittadino sotto scorta. E ancora due mesi fa «H.» ha tuonato, in una intervista allo Spiegel: «La percentuale di musulmani nella popolazione dell'Europa occidentale continuerà a crescere, sia in Francia che in Germania. E ciò alimenterà ulteriormente le paure dell'alienazione e della colonizzazione. Una guerra civile è nel raggio delle possibilità... L'integrazione dei musulmani potrebbe funzionare solo se il cattolicesimo diventasse religione di stato». Con un libro come Pensare l'Islam (Ponte alle Grazie), anche Michel Onfray è tra i primi della lista: «Houellebecq ha ragione: siamo già nel regime della sottomissione», ha affermato lo scorso anno.

Tra i grandi nomi della cultura mondiale troviamo quello del poeta siriano Adonis, che nel suo saggio Violenza e Islam (Guanda) sottolinea l'immutabilità della «mentalità arcaica e tribale» dell'islam, che ha dato vita a una «macchina di sterminio» come l'Isis, e del filosofo Remi Brague che si è inserito nel recente dibattito francese sulle religioni di Stato: «Qualcuno sogna di eliminare il cristianesimo in Europa: sono i laicisti che tacciono sull'Islam e vogliono togliere le croci dalle statue dei papi». Tra i nomi rilevanti, a partire dalla lunga battaglia giornalistica e letteraria di Oriana Fallaci, c'è quello di Martin Amis, che dalla metà degli anni 2000 si considera «islamismofobico»: «Mi sento moralmente superiore agli islamici... Antisemiti, misogini psicotici e omofobi... Meno civilizzati della società occidentale. I musulmani dovranno soffrire finché non avranno messo la casa in ordine». Il Nobel V.S. Naipaul ha consegnato al Daily Mail oltre due anni fa un lungo articolo, forse il più importante capo d'accusa al mondo islamico scritto da un letterato di fama mondiale: l'islam è per Naipaul «La più potente minaccia al mondo dopo il Nazismo... L'idea della fede che abolisce la storia». Più volte hanno parlato contro l'Islam i blockbuster americani Robert Spencer e Ann Coulter e poi Ayaan Hirsi Ali e Richard Millet.

La linea antiislamica d'Oltralpe, infine, è sicuramente la più gravida di scrittori «impegnati» su questo terreno: il filosofo e accademico di Francia Alain Finkielkraut ha condannato in tempi non sospetti nel suo libro L'identità infelice (Guanda, 2013) l'assimilazionismo francese e nell'autunno scorso ha ribadito che la nostra civiltà è destinata all'estinzione. Attivista indefesso contro la minaccia islamica è sempre stato André Glucksmann. Il giornalista e scrittore Eric Zemmour, autore di Sii sottomesso (Piemme) sospeso dal suo show tv nel 2015 per aver dichiarato che i cinque milioni di musulmani che vivono in Francia andrebbero deportati, «per evitare caos e guerra civile», pochi giorni fa ha affermato: «La laicità alla francese è il nuovo cibo della propaganda islamica». Mentre Sabri Louatah ha analizzato la crisi con gli occhi degli islamici di Francia nella quadrilogia I selvaggi (Mondadori), affresco corale della famiglia Nerrouche tra divieti halal e sacrificio.

Commenti

fifaus

Dom, 14/01/2018 - 16:48

rimarranno inascoltati, come inascoltata è rimasta, da noi, Oriana Fallaci. mi spiace per le nostre nuovissime generazioni alle quali lasciamo una nauseante eredità

CesareGiulio

Lun, 15/01/2018 - 08:45

le prossime generazioni dovranno combattere per rimediare agli errori dei governanti di oggi......questa invasione é si paragonabile al nazismo ma con una struttura piu pericolosa e capillare....difficile da debellare nel caso servisse...

Maver

Lun, 15/01/2018 - 12:27

Queste voci stanno soprattutto a significare che il disagio sociale non è affatto relegabile alle sole classi popolari, possibilmente disagiate e indigenti. Questa fiaba che ad ogni occasione viene sbandierata accusando i partiti di Destra di soffiare "sul sul fuoco della rabbia sociale..." non solo è totalmente priva di fondamento ma denota piuttosto una singolare propensione delle "alte sfere": politiche, economiche e religiose, a non volersi confrontare realmente con le preoccupazioni profonde della società europea anche quando queste sono espresse, nero su bianco con lucida e razionale chiarezza.