Agatangelo e Cassiano

Il francese François Noury, nato a Vendôme nel 1598, era cappuccino col nome di padre Agatangelo. Fu inviato ad Aleppo in Siria, dove apprese l’arabo. Nel 1633 fu mandato al Cairo, dove lo raggiunsero tre missionari. Uno di questi era padre Cassiano da Nantes (il portoghese Gundisalvo López-Nato). Il loro compito era cercare di favorire un avvicinamento, se non la riunione, tra la Chiesa copta e Roma. Non riuscirono. Allora i padri Agatangelo e Cassiano (che intanto aveva imparato l’amarico) furono mandati in Etiopia, la cui Chiesa era, come quella copta, pregiudizialmente ostile a quella latina. Complice un medico luterano che aveva una certa influenza a corte, nel 1638 i due cappuccini vennero arrestati a Deboroa e portati davanti al negus Fasilidas. I missionari mostrarono la lettera di presentazione del patriarca copto di Alessandria al primate (abuna) Marco, che pur aveva conosciuto padre Agatangelo al Cairo. Marco, interpellato, rifiutò di riceverli e li accusò di essere venuti solo per fare «inaccettabile proselitismo». Il negus a quel punto avrebbe voluto bandirli ma la corte si oppose. Ai due cappuccini fu offerta la salvezza se avessero abiurato la Chiesa latina. Quelli non ne vollero sapere e furono impiccati con i cordoni del loro saio, per poi essere finiti a pietrate. Per tutto quel secolo e quello seguente, i missionari cattolici che cercarono di entrare in Etiopia finirono uccisi o espulsi. Solo alla fine del XIX secolo, grazie alla politica coloniale italiana, una piccola Chiesa «uniate» potè svilupparsi da quelle parti. Ma ebbe vita difficile.