Le agenzie interinali aiutano a combattere gli abusi e il sommerso

Flexicurity. Cambiamenti strutturali del sistema economico. Riconversioni industriali. Politiche attive. Riallocazione delle risorse verso le aziende ed i settori più competitivi. Transizione scuola-lavoro. Neet. Maggior partecipazione femminile al mercato del lavoro. Invecchiamento della popolazione. Cambiamenti demografici. Nuove competenze per nuovi lavori. Recupero dei mestieri e delle professionalità manuali. Questi sono i temi strategici che il mercato del lavoro italiano, e più in generale di tutta l’Europa Occidentale, si trova a dover affrontare. Per di più nel momento in cui gli Stati sovrani si trovano a dover «dimagrire» pesantemente per fronteggiare la più grave crisi finanziaria dopo quella del ’29, che è soprattutto la crisi di un paradigma politico: la crescita dell’economia basata sulla spesa pubblica alimentata dal debito.
Chi dunque può avere la capacità necessaria per capillarità di presenza, competenze professionali e rapporti quotidiani con aziende e lavoratori per svolgere questo compito? Le agenzie per il lavoro. Nate nel dopoguerra in America, da lì si sono diffuse in Europa negli anni Sessanta, arrivando infine in Italia nel 1998 ed oggi in fase di gemmazione nei Paesi emergenti. Il sistema di regole propedeutiche all’arrivo delle agenzie per il lavoro nel sistema paese fa sempre registrare l’aumento del tasso di partecipazione attiva al lavoro regolare, con la conseguente riduzione sia del lavoro nero, sia del tasso di disoccupazione, generando un «sistema» capace di coniugare l’esigenza di flessibilità delle aziende con il bisogno di sicurezza dei lavoratori.
Così è avvenuto anche in Italia: tra il 1998 ed il 2008 sono stati creati più di 2,5 milioni di posti di lavoro, con una riduzione del tasso disoccupazione dall’11,5% al 6,7%. E anche dopo la forte caduta del 2009, rapidamente nel 2010 sono state ripristinate le posizioni perse con la grande recessione, conteggiando oltre un milione di missioni nel 2010 e dando lavoro mediamente a 255mila persone al mese. Per quanto riguarda la flexicurity, il mondo della somministrazione italiano annovera: un contratto collettivo sottoscritto con le rappresentanze sindacali di settore (Felsa-Cisl, Nidil Cgil e Uiltemp@), rinnovato già 3 volte e capace di garantire al lavoratore somministrato gli stessi diritti, le stesse tutele e la stessa retribuzione dei lavoratori alle dirette dipendenze delle aziende utilizzatrici. Un fondo bilaterale, il Formatemp. Un fondo bilaterale di welfare privato, Ebitemp. Ed infine il neonato Fontemp, un fondo pensione complementare.
Per quale altro strumento di flessibilità si può dire altrettanto? Non certo per il contratto a tempo determinato, né tantomeno per il co.co.pro. Si capisce dunque perché il legislatore italiano, tramite la legge Biagi, abbia voluto valorizzare nel 2003 le agenzie di lavoro temporaneo, trasformandole in agenzie per il lavoro tout court, vale a dire degli attori polifunzionali, capaci di offrire esperienza e know how non solo nella somministrazione di lavoro ma anche nei servizi di intermediazione, ricerca e selezione del personale per inserimenti diretti in azienda alle dipendenze del datore di lavoro, formazione e ricollocamento professionale.
Bene farebbe dunque il legislatore italiano a dare ulteriore spazio all’azione delle agenzie per il lavoro. Elenchiamo alcuni possibili interventi liberizzatori ed a costo zero, già inseribili nel Decreto Sviluppo di prossima emanazione: abolizione delle causali legali di ricorso alla somministrazione a tempo determinato, così come richiesto dalla direttiva europea 104 del 2008, abolizione dei limiti quantitativi di utilizzo della somministrazione a tempo determinato; introduzione del principio di causalità per i contratti di staff leasing legati sia al contratto di apprendistato professionalizzante (per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro) sia all’apprendistato di reinserimento (per facilitare il reingresso di chi ha perso il lavoro e necessita di un percorso di riqualificazione professionale per rientrare nel mercato del lavoro). Oltre ad un appello alle Regioni: di inserire nei regolamenti sui tirocini di prossima emanazione le agenzie per il lavoro tra i soggetti promotori!