«Aggiusterò lo Shuttle a mani nude» E Bush chiama il Discovery: «Auguri»

Nino Materi

«Proverò a riparare il guasto con le mani e, se non ci riesco, userò gli strumenti». Non è lo sfogo di un povero automobilista rimasto in panne nel mezzo di una landa desolata, ma il solenne impegno preso da Stephen Robinson: il primo astronauta, riparatore fai-da-te, nella non sempre gloriosa storia delle missioni spaziali. In questo caso l’oggetto della riparazione non è una malandata Fiat Duna, bensì la macchina più costosa è perfetta (teoricamente, s’intende) disponibile sul nostro pianeta: lo Shuttle Discovery, una navicella talmente sofisticata che già al momento del decollo aveva perso qualche pezzo. Pezzi che ora il povero cosmonauta Usa dovrà riattaccare, usando gli stessi elaboratissimi strumenti con cui i bimbi mettono insieme i mattoncini Lego: le mani.
Intanto, il particolare di questa clamorosa riparazione empirica, potrebbe seriamente divenire l’emblema di un fallimento stellare con cui la Nasa rischia di giocarsi la credibilità conquistata in decenni di spedizioni celesti; del resto basta un flop per oscurare i successi del passato. Un pericolo tutt’altro che remoto, a giudicare dalla faccia imbarazzata con cui ieri Bush ha seguito la conferenza stampa trasmessa al Kennedy Space Center in Florida e al Johnson SpaceCenter di Houston: un breefing per definire i dettagli tecnici di una cosmo-riparazione che ha il sapore della barzelletta. Peccato solo che ora il presidente americano - il quale, alla vigilia della sua rielezione, sul futuro spaziale degli Stati Uniti «Conquistatori dell’Universo» aveva scommesso parecchio - non abbia alcuna voglia di ridere.
E a consolarlo non bastano certo le rassicurazioni del meccanico interplanetario, mister Robinson, che oggi dovrà recarsi sotto la pancia dello Shuttle, provvedendo a rimuovere due protuberanze ritenute pericolose. Robinson raggiungerà, grazie al braccio robotizzato del Discovery, la parte inferiore dello Shuttle, rivestita con le piastrelle protettive che fungono da scudo termico al momento del rientro nell'atmosfera. Qui dovrà eliminare due strisce di materiale isolante, la più lunga delle quali misura 2,7 centimetri, che sono state scoperte fuori posto fotografando la pancia della Discovery. Il materiale, composto di fibre e ceramica, è quello che riempie le fessure tra le piastrelle termiche e la Nasa teme che le due piccole protuberanze, modificando l'aerodinamica della navetta, creino pericoli di surriscaldamento.
Nessun astronauta si è mai recato sotto la pancia della navetta in 24 anni di missioni spaziali e l'intervento si presenta delicato per i rischi di danneggiare le piastrelle, che sono resistenti a temperature enormi ma sono anche molto fragili. Cindy Begley, che è la responsabile a terra delle passeggiate spaziali, ha detto che l'operazione serve soprattutto «a farci stare tranquilli» nella fase di rientro della navetta. Basterà per far tornare i nostri eroi sulla Terra, possibilmente sani e salvi?