Aggredita in nome dell’ideologia

Yoani Sánchez è una giovane blogger cubana. È salita alla ribalta delle cronache mondiali perché è riuscita a creare una delle poche voci di critica al regime dei fratelli Castro che sia, almeno in parte, sfuggita alla censura. È, infatti, tra le animatrici del portale Desde Cuba (http://www.desdecuba.com/), temutissimo dal governo de L’Avana, e il suo blog (www.desdecuba.com/generaciony/), dal quale lancia critiche pungenti al potere, è ormai diventato un caso politico. Il grande pubblico, in Italia, ha iniziato a conoscerla da poco. Il Giornale le ha, infatti, dedicato qualche tempo fa, una lunga intervista. Negli stessi giorni il settimanale Internazionale, per il quale la Sánchez «posta» via internet i suoi articoli, le ha dedicato una copertina, mentre per i tipi di Rizzoli è stato pubblicato il suo libro Cuba Libre (pagg. 238, euro 17). Un libro in cui l’autrice, come del resto nel suo blog, non denuncia, non attacca, non contesta. Semplicemente racconta. Racconta cosa significa vivere nel moribondo regime comunista di Cuba: la difficoltà quotidiana di fare la spesa, la lotta per leggere delle vere notizie, il terrore del ricovero in ospedali nei quali manca tutto, la convivenza forzata con la propaganda, il panico quando arriva la polizia, la preoccupazione per gli amici rinchiusi in carcere per reati inesistenti. Non bastasse anche L’Unità ha dedicato un articolo alla coraggiosa blogger.
Tanta attenzione verso la dissidente non deve essere piaciuta a Gianni Minà che, evidentemente, si sente il portavoce del regime cubano in Italia. Del resto Minà deve a Castro il «colpo» giornalistico della sua vita. Nel 1987 intervistò, per ben 16 ore, il Líder máximo in un documentario diventato storico e dal quale è stato tratto un libro pubblicato in tutto il mondo. Nel 1990, l’intervista, quanto mai amichevole, fu ripetuta. Dal suo blog (www.gianniminà.it), quindi, Minà ha subito accusato la Sánchez di non rappresentare nessuno. Men che meno i giovani di Cuba: «La Sánchez è pressocché sconosciuta, ma perfino i tanti ragazzi latinoamericani e no che studiano a Cuba (perché nei loro paesi non potrebbero farlo) alla Scuola di medicina latinoamericana o alla Scuola d’arte di Bayamo, come alla Scuola di cinema, o nella stessa Università di Stato, non capiscono che cosa vorrebbe dimostrare questa “bloggera” di cui io spiegavo l’esistenza e la risonanza in Italia».
Peggio, attorno alla Sánchez ci sarebbe una sorta di complotto mediatico: «Basterebbe, infatti, la propaganda che le viene fatta nel nostro paese per capire la portata dell’operazione che è stata messa su». Non contento si è poi messo a spiegare come molti altri dissidenti siano solo prezzolati al soldo dei cattivoni americani: «Bene, recentemente si è saputo che la leader di questo gruppo di opposizione alla Rivoluzione, Martha Beatriz Roque, prendeva una ricca prebenda mensile».
Insomma, secondo Minà, Cuba è un vero paradiso e bugiardo chi dice il contrario. La Sánchez, che fatica sempre più ad avere accesso ad Internet, gli risponde da questa pagina. Ricordandogli quanto sia difficile la vita a Cuba, quante le restrizioni politiche e delle libertà civili. E soprattutto che quando lui ha incontrato Castro si è, stranamente, dimenticato di fare tutta una serie di domande scomode.