Ahmadinejad killer? Vienna ha i documenti

Gli esperti Usa sulla foto dell’assalto all’ambasciata: non è lui il sequestratore

Gaia Cesare

«Sospetti molto forti» e «documenti molto credibili» rischiano di inchiodare, spalle al muro, il nuovo presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. La catena di accuse partita a circa una settimana dall’elezione del «falco» - che regge ora le sorti politiche di Teheran - continua ad allungarsi senza battute d’arresto e fa traballare la già contestata leadership dell’ex pasdaran. L’ultimo colpo è arrivato ieri dal ministero degli Interni austriaco e rincara la dose di sospetti emersi nei giorni scorsi: Vienna è in possesso di uno scottante dossier che denuncia il coinvolgimento di Ahmadinejad nell’omicidio del leader curdo Abdul Rahman Ghassemlou, avvenuto nel luglio del 1989 nella capitale austriaca.
«Un fascicolo che riguarda Ahmadinejad è stato consegnato a fine maggio al servizio di lotta al terrorismo, che lo ha trasmesso alla procura generale», ha dichiarato un portavoce del ministero, Rodolf Gollia. «Fino ad oggi - ha aggiunto il portavoce - non abbiamo ricevuto istruzioni per l’apertura di un’inchiesta». Ma la vicenda rischia di prendere tutt’altra piega e rincara la dose di accuse rilanciate venerdì dal quotidiano di Praga Provo. Il giornale ceco ha riportato la testimonianza di un rappresentante dell’opposizione curda, Hossein Yazdan Panah, secondo cui il presidente iraniano sarebbe stato il pianificatore, la «mente» che avrebbe progettato il delitto ai danni del leader curdo Ghassemlou e avrebbe anche fornito le armi per l’azione. Ahmadinejad avrebbe agito in coordinamento con un’altra squadra, che si è occupata dell’eliminazione materiale del fondatore del partito democratico curdo in Iran (Kpp).
«Esistono forti sospetti che Ahmadinejad sia coinvolto nell’omicidio del leader curdo Abdul Rahman Ghassemlou a Vienna il 13 luglio 1989», ha detto Peter Pilz, portavoce dei Verdi austriaci per gli affari alla sicurezza e autore del dossier. «I documenti forniti sono molto credibili», ha aggiunto l’esponente austriaco, che ha chiesto anche l’apertura di un’inchiesta. Pilz ha riferito che il fascicolo è nato dal racconto di un testimone, un giornalista iraniano incontrato il 20 maggio scorso a Versailles, in Francia. Il reporter ha riferito di aver raccolto le confidenze di un ex presunto membro del commando, il generale pasdaran Nasser Taghipoor, deceduto tre anni fa. La fonte gli ha raccontato «dettagli della scena del crimine che solo persone presenti sul posto potevano conoscere».
Sembrano perdere forza, invece, i sospetti del coinvolgimento del presidente nel lungo sequestro del 1979 all’ambasciata americana di Teheran. La foto diffusa nei giorni scorsi - che ritrae un prigioniero americano al fianco di un uomo con la barba, membro del commando e aguzzino, riconosciuto da alcuni ex ostaggi come Ahmadinejad - è ora allo studio degli investigatori statunitensi. Nonostante la somiglianza, gli esperti - hanno riferito il Los Angeles Times e il Washington Post - ritengono che l’uomo ritratto nella foto non sia Ahmadinejad: ci sarebbero «serie discrepanze» tra il giovane immortalato nell’immagine e il leader iraniano. Un ex agente dei servizi iraniani, Saeed Hajarian, avrebbe addirittura stabilito che si tratta invece dell’ex dissidente iraniano Taqi Mohammadi, morto suicida in carcere.
L’enigma è tutt’altro che risolto, ma intanto Ahmadinejad, avvicinato per pochi secondi da un giornalista del New York Times e dal suo interprete, ha smentito seccamente la notizia del suo coinvolgimento: «Non è vero. Sono solo voci», ha detto il leader schivando poi i reporter.