"Aladdin" e "Mulan" fiancheggiatori Usa

Disney nel mirino. L'accusa: i due cartoni sostengono guerre e strategie americane. Ma i conti non tornano

Fumetti, cartoni animati e propaganda: per la vittoria dell’America e la sconfitta dei suoi nemici. Non è una storia nuova, se si pensa agli albi anni ’40 in cui l’aitante Capitan America disegnato da Jack Kirby combatteva i nazisti, per poi cambiare mira negli anni ’50 (ovviamente, contro i sovietici). Per non parlare del simpatico Paperino, annata 1943, protagonista dell’avventura Der Fuehrer's Face, nella quale il pasticcione nipote di zio Paperone sembrava subire il fascino dell’Asse e poi - rinsavito, o piuttosto risvegliato da un brutto sogno, come suggeriva il finale d’episodio - riabbracciava la Statua della Libertà.
A questo proposito, con il mirino della polemica puntata soprattutto su casa Disney, un libro uscito da poco in Argentina - El cine infantil de Hollywood («Il cinema infantile di Hollywood») - si arma di argomenti, a dire il vero un po’ tirati per i capelli, per dire che la mitica «Casa del Topo» non ha mai smesso di far propaganda. Anzi, negli ultimi quindici anni - è la tesi del saggio e della sua autrice, Marcela Croce, professoressa di letteratura latinoamericana all’università di Buenos Aires - gli autori Disney ci sarebbero andati giù pesante. Fedeli, in fondo, al patriarca Walt, del quale una leggenda nera sostiene il suo zelante servizio agli ordini dell’Fbi. Per circa trent’anni, dal 1936 al 1966. A fornire pezze d’appoggio a questa convinzione, anni fa, scese in campo un saggio dal titolo Walt Disney: il principe nero di Hollywood di Marc Elio (edito da Bompiani nel ’96). Oggi, Disney non ha smesso di marciare al fianco della Casa Bianca, questa è almeno la tesi della Croce, ripresa recentemente dal sito di Repubblica che a sua volta ha scatenato un tam tam di commenti su siti e blog specializzati.
Aladdin? Un cartone animato al servizio della prima invasione dell’Irak, quella voluta da Bush Senior. Mulan? Un’astuta favola al servizio dei buoni rapporti con la Cina, strategici per l’America clintoniana sul finire degli anni Novanta. Infine, perché non solo la Disney avrebbe il «vizietto» della propaganda, Anastasia di casa Fox: una fiaba ambientata negli anni di Rasputin alla corte dello zar, dove l’imminente rivoluzione russa viene rappresentata come «opera del diavolo».
L’arringa della scrittrice argentina si considera implacabile: in Aladdin, ambientato in un fiabesco mondo arabo fatto di tappeti volanti e geni che escono dalla classica lampada, la gente del luogo sarebbe rappresentata come furba e machiavellica, il clima inospitale. Senza negarsi, ciliegina sulla torta, un sultano un po’ fesso. Peccato che l’intera storia, come capirebbero (e infatti lo capiscono) anche i bambini, è ambientata in un Medio Oriente dove tutti sono arabi: i buoni (come l’eroe Aladdin e l’amata Jasmine) e i cattivi. Non solo: il film della Disney uscì nelle sale nel 1992, a guerra del Golfo già consegnata alla storia (è del 1991) e, considerando quei due o tre anni solitamente impiegati per realizzare lungometraggi kolossal di questo tipo, bisognerebbe immaginare una Disney preveggente: dell’invasione irachena del Kuwait (agosto 1990) e della successiva decisione della Casa Bianca di reagire militarmente. Sinceramente, un po’ troppo. A meno che non ci si voglia immaginare Topolino, Paperino e Pluto nella Stanza Ovale, a decidere le sorti del mondo in concerto con il presidente: ma come intrigante copione per un cartone animato. Ancor più fantasiosa la tesi che vedrebbe in Mulan una strizzatina d’occhio alla Cina. Perché, si chiede il libro, la storia è ambientata nella Cina imperiale al tempo dell’invasione degli unni? Ovvio, per stare alla larga dal contemporaneo ed «evitare di parlare del regime comunista a Pechino». Alla fine, solo la vicenda di Anastasia - nella quale la rivoluzione falce e martello del 1917 viene rappresentata come un piano diabolico di Rasputin alleato del diavolo (ma è poi così esagerato rappresentare i bolscevichi del tempo come in odor d’Inferno) - potrebbe azzeccarci. Sorvolando sui cazzotti drammaturgici rifilati sugli zigomi della Storia, bisogna però dire che, in questo caso, la Disney non c’entra nulla. Il film è di casa Fox. Insomma, un bel pasticcio. Ma i bambini ci passeranno sopra, con sovrana pietà. Loro vogliono solo divertirsi.