Alberto&Dacia in cerca dell’altrove

Due scrittori, una coppia, con emozioni da condividere, una storia da scrivere, un viaggio da raccontare. Parliamo di Alberto Moravia e Dacia Maraini, di tante immagini di giorni e di luoghi che oggi lei, l’autrice di tanti romanzi di successo, sotto l’inedita veste di fotografa, ci offre in bella mostra dedicata al compagno di una vita. L’occasione è quella del centenario della nascita di Alberto Moravia cui l’assessorato alla Cultura della Regione Lazio, in collaborazione con il Fondo Alberto Moravia, ha voluto rendere omaggio.
L’esposizione «Moravia. Dal mondo intero. Fotografie di Dacia Maraini» raccoglie quasi cento foto, in gran parte inedite, realizzate dalla scrittrice durante i frequenti viaggi compiuti dalla coppia tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta attraverso l’Africa, il Centroamerica, il Giappone, la Cina. Curata da Serafino Amato la mostra (aperta fino al 22 dicembre 2007) è ospitata negli spazi della ex sede della Gil (Gioventù italiana del Littorio) di Trastevere in Largo Ascianghi a Roma.
Momenti preziosi, che i due protagonisti hanno tenuto negli occhi e nelle parole, cristallizzati nell’eternità dello spazio fotografico. Percorsi, sorrisi, particolari dove il loro sguardo si posa; percepibile, anche quando non si vede, la loro presenza, il loro legame. Villaggi e città, volti di personaggi che, a volte, li hanno accompagnati, come Pier Paolo Pasolini o Maria Callas.
Insieme, guardando nella stessa direzione, tastando il mondo, rimirandosi nel suo specchio molato, un po’ come avviene in uno strano autoritratto che li comprende entrambi. E viaggiano, in quella che è la vera dimensione del viaggio: semplicemente «l’altrove». Come raccontò lo stesso Moravia: «... con Dacia ho veramente viaggiato, in un senso in qualche modo avventuroso che non è fatto tanto di avventure ma di completa dimenticanza del mondo stabile e ben definito lasciato in patria. Ho viaggiato come si sogna. Con questo voglio dire che per molte ragioni tra le quali principale il carattere cosmopolita di Dacia, ho finalmente viaggiato con abbandono e scoperta. Non è senza significato che per festeggiare la nostra unione scegliemmo di fare il giro del mondo. Forse fu una specie di scommessa, in realtà fu anche soprattutto una fame alfine soddisfatta di spazio e di libertà... ».