Albo unico, la carica dei centomila

La soddisfazione dei presidenti Santorelli e Tamborrino

Laura Verlicchi

La casa comune dei centomila commercialisti italiani è finalmente una realtà. Il decreto legislativo con le competenze per il nuovo ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili definisce le regole per l’unificazione di ragionieri e dottori, delineando le linee della nuova professione economico-contabile così come entrambe le categorie, insieme al ministero della Giustizia, le hanno fortemente volute. «É certamente una svolta storica a livello europeo- ha commentato il sottosegretario Pasquale Giuliano, che ha seguito passo passo la nascita del nuovo albo, ereditando l’impegno del suo predecessore Michele Vietti- perchè per la prima volta abbiamo armonizzato e snellito gli ordinamenti di due categorie che svolgevano un’attività molto simile».
Il nuovo Albo rappresenta anche «la prima vera riforma strutturale nel settore delle libere professioni» sottolineano i presidenti dei consigli nazionali dei ragionieri, William Santorelli, e dei dottori commercialisti, Antonio Tamborrino. «Va dato atto al governo e alle forze politiche di maggioranza e di opposizione di aver operato con sagacia e lungimiranza: modernizzare e razionalizzare un settore vitale per cittadini e imprese, e guardare al futuro con particolare attenzione ai giovani che si accingono ad intraprendere questa professione sono stati i principali punti di riferimento per il raggiungimento di questo importante traguardo». E aggiungono: «Con questo provvedimento - il governo ha risposto alle attese e alle aspettative di oltre centomila professionisti italiani, di decine di migliaia di giovani laureati che stavano svolgendo il tirocinio negli studi professionali, di moltissimi studenti delle facoltà di Economia che attendevano di conoscere quale sbocco professionale avrebbero avuto i loro studi. Ma anche di imprenditori, contribuenti, enti pubblici e privati: tutti quei soggetti, cioè, che si rivolgono quotidianamente ai professionisti del comparto economico-giuridico-aziendale per ottenere consulenze e prestazioni qualificate ed affidabili».
Ragionieri e dottori commercialisti saranno inseriti, dal primo gennaio 2008, nella sezione A del nuovo albo, con l’indicazione dell’Ordine o Collegio di provenienza e del titolo di studio, che precederà la qualifica di commercialisti. I laureati triennali della facoltà di economia e commercio potranno invece, dopo un tirocinio di tre anni, esercitare come esperti contabili.
Tutto come da attese, dunque, tranne un piccolo “giallo“ proprio sul finale. Parliamo della vexata quaestio del modello 730, una competenza che, secondo lo schema del decreto approvato dal consiglio dei ministri il 24 giugno, avrebbe dovuto rientrare fra le prerogative dei nuovi commercialisti, chiudendo così l’annosa polemica contro l’esclusiva finora riservata ai Caf. Al contrario, il testo del decreto legislativo presentato per la firma al presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 28 giugno non conteneva proprio il punto riguardante l’assistenza fiscale ai dipendenti. Nell’impossibilità di effettuare la correzione in tempo utile, i tecnici del ministero della Giustizia, d’accordo con le categorie interessate, hanno deciso per una soluzione salomonica. Il decreto è andato in Gazzetta Ufficiale così come è stato firmato dal presidente Ciampi, quindi senza la prerogativa dell’assistenza fiscale per il modello 730. Quest’ultima norma, invece, sarà inserita nella prima legge utile: quasi certamente nei prossimi giorni, attraverso un emendamento al disegno di legge di conversione del decreto legge omnibus.