Aldo Moro, un uomo dalla fede incrollabile

I cambiamenti grafici negli scritti di Aldo Moro sono sinonimo di altrettanti mutamenti avvenuti durante il suo "calvario", 55 giorni di tremenda prigionia

Osservando la scrittura dell'onorevole Aldo Moro prima del sequestro e durante i 55 giorni della sua tremenda prigionia, balzano subito all'occhio notevoli differenze nel tratto e nel gesto, che anche un profano della scienza grafologica può riscontrare. La scrittura è una fedele registrazione degli impulsi che provengono dal cervello e, come tali, diventano segnali di benessere o di malessere. Ogni interferenza traumatica influisce sul linguaggio e lo scrivente, senza accorgersene, incide il suo stato psicofisico sul foglio.

I cambiamenti grafici, che troviamo negli scritti di Aldo Moro, sono sinonimo di altrettanti mutamenti avvenuti durante il suo "calvario". Noi possiamo, infatti, leggere, al di là di ogni credo politico, tutta la sofferenza di un uomo cui l'ambiente ha modificato alcuni connotati della personalità, una personalità che appare, in certi frangenti, frantumata dall'angoscia e dalla sorte.

Aldo Moro - dal 23 settembre 1916 al 9 maggio 1978

Osserviamo la scrittura prima della prigionia (vedi grafia 1). Il gesto scorrevole e fondamentalmente curvo, lo spazio abbondante tra le lettere, i legamenti originali, la fluidità di movimento, i tagli allungati delle "t", le angolosità serrate, soprattutto nelle lettere "a", legami originali del gesto sono tutti elementi proiettivi che mettono in evidenza una struttura temperamentale aperta e ben armonizzata nel suo insieme.

Egli aveva la capacità di coordinare e collegare concetti e idee colorandoli con tinte del tutto personali. Dotato di lungimiranza e di consequenzialità, egli sapeva esporre con discreta chiarezza il proprio pensiero, anche perché ciò era frutto di lunghe elaborazioni interiori. La timidezza costituzionale lo sollecitava a raggiungere la perfezione, per cui non tollerava né superficialità né, tanto meno, pressappochismo. Ogni pensiero o azione era frutto di pensamenti e ripensamenti, quasi ossessivi.

Portato alla vita di relazione e, professionalmente, alla didattica a causa delle notevoli abilità e chiarezza espositive, egli non disdegnava però il calore rassicurante dell'intimità familiare. La raffinatezza, il garbo e il tatto, sorretti anche da una buona carica energetica, non interferivano però sulla determinazione del pensiero. Difficilmente veniva meno al suo credo, poiché esso era frutto d'introspezione attenta e di ricerca approfondita.

Nonostante il temperamento socievole e aperto alle innovazioni, egli era ancorato alle tradizioni e ai valori che contano e che permettono di coniugare mente e anima.


15 aprile 1978 - 31° giorno di prigionia
Messaggio alla stampa

E' il giorno del comunicato dove le BR affermano di aver condannato a morte Aldo Moro. La grafia (vedi grafia 2) perde in fluidità e scorrevolezza: ciò indica regressione e stanchezza neuromuscolare. E' come se il soggetto non vedesse né potesse immaginare alcuna via d'uscita. Nonostante tutta la sua sofferenza egli non si lascia prendere dalla disperazione, anche se la speranza è sempre viva in lui.

Assai significativo è poi il modo di concludere accoratamente il messaggio con quel "Non tardate" seguito da una firma assolutamente unica tra tutte quelle giunte dalla prigionia. Si tratta di una firma che potrebbe essere riferita a un'età sicuramente precedente, quasi adolescenziale.


9 maggio 1978 - 55° giorno di prigionia
Messaggio alla famiglia

A tutti e concesso sperare e anche sognare, ma, come lui stesso affermerà nell'ultimo scritto: "... non si può fare previsioni". Forse il più straziante e conciso messaggio dove il prigioniero Moro si rivolge in un ultimo accorato saluto a poche ore o minuti dalla sua morte. Egli si rivolge direttamente ai familiari e alla moglie con un pensiero probabilmente legato a vecchi discorsi intavolati: "vedi che non si può fare previsioni?".

Anche la sua scrittura (vedi grafia 3) abbandona la chiarezza delle lettere, e ritorna a essere la sua abituale, quella che i suoi cari conoscevano bene.

E in questo atto grafico spontaneo egli lascia ai suoi cari un messaggio d'amore dell'uomo che non ha mai cessato di credere, di sperare che una "Luce" possa ancora unirli tutti insieme e con questo messaggio egli ci lascia fisicamente, ma moralmente Aldo Moro è più vivo che mai.

Evi Crotti