Aleksij Mecëv

Nato nel 1859, era figlio del direttore di un coro parrocchiale a Mosca. Dopo gli studi in seminario venne ordinato sacerdote e, secondo l’uso ortodosso, nel 1894 poté sposarsi e dal matrimonio nacque un figlio. Per inciso, i pope ortodossi possono prendere moglie ma non hanno accesso al vescovato. Per quest’ultimo sono necessari i voti monastici e, dunque, il celibato. Il pope Aleksij fu dunque nominato parroco della chiesa moscovita di San Nicola, ma nel 1902 gli morì la moglie. Chiese consiglio a s. Ioann di Kronštadt e questi gli comandò di non chiudersi nel suo dolore ma di riversare tutta la sua capacità di dedizione sugli altri, specialmente sugli afflitti e i bisognosi. Da quel momento il pope Aleksij si dedicò totalmente al suo gregge. Organizzò un orfanotrofio con annessa una scuola per i figli delle famiglie povere, trovando il tempo anche per insegnare religione al ginnasio. Nei locali della sua parrocchia prese vita un cenacolo di laici che si sforzavano di vivere come consacrati nel mondo. Per avere suggerimenti e consiglio il pope si teneva in contatto col famoso eremo di Optina e i suoi monaci. Scrive Il’ja Semenenko-Basin nel suo libro dedicato ai santi russi (Eternamente fiorisce, ed. La Casa di Matriona) che padre Aleksij negli ultimi anni della sua vita ebbe non poche noie da parte del nuovo regime bolscevico. Morì nel 1923 e fu da subito considerato una specie di modello del buon parroco russo. Anche il suo unico figlio, Sergij, finì pope ed è venerato come santo; per l’esattezza, martire, dal momento che venne fucilato dai sovietici nel 1941.
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