Alemanno, l’antifascista «sbagliato»

Spesso sono le affermazioni più ovvie quelle che fanno più baccano. È sufficiente che a sostenerle sia la persona «sbagliata». L’altro ieri, in visita a Gerusalemme, prima di entrare al museo Yad Vashem, il memoriale delle vittime ebree dell’Olocausto, il sindaco di Roma Gianni Alemanno a chi gli chiedeva se il fascismo fu il male assoluto, ha risposto: «Non lo penso e non l’ho mai pensato: il fascismo fu un fenomeno più complesso». Aggiungendo: «Molte persone vi aderirono in buona fede e non mi sento di etichettarle con quella definizione. Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale». E, per essere ancora più chiaro: «Fu un cedimento al nazismo e al razzismo biologico, che non era nelle corde iniziali del fascismo».
Parole che nessuno storico serio, di sinistra come di destra - ammesso che abbia un senso dividere gli storici in fazioni politiche - contesterebbe. Eppure, le affermazioni di Alemanno (protagonista di un «lungo viaggio» dall’Msi al Pdl) hanno scatenato le ire dei politici del Pd, da Veltroni in giù, e del presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, il quale ha ricordato che «le leggi razziali furono emanate dal regime fascista».
Tutto legittimo. Ma - al di là del fatto che condannare in toto un’idea o un’istituzione a partire da una sola delle sue conseguenze, anche la più terribile, equivarrebbe per paradosso a invalidare due millenni di magistero cristiano perché la Chiesa ha partorito l’Inquisizione, o a «scomunicare» l’intera Rivoluzione francese perché si è servita della ghigliottina - la posizione presa da Alemanno ci sembra difficilmente contestabile: dicendo che le leggi razziali volute dal duce per compiacere l’alleato germanico furono un’atrocità assoluta, mentre invece il regime che le impose (peraltro a un popolo come quello italiano che mai per cultura fu antisemita) merita una valutazione più complessa, il sindaco di Roma chiede soltanto di distinguere tra aspetti e momenti diversi di un’epoca, come quella fascista, che è ingiusto oltre che stupido liquidare in uno slogan, o in una sentenza definitiva.
Senza voler richiamare le differenze che la ricerca storiografica ha marcato da tempo tra ideologie totalitarie come nazismo e comunismo da una parte e regimi autoritari come il fascismo italiano dall’altra, le leggi razziali furono un elemento - subumano, deleterio e va da sé ingiustificabile - del fascismo, ma non furono tutto il fascismo. Periodo storico, peraltro, che Alemanno non ha giustificato. Ha solo chiesto di studiarlo e comprendere nel suo complesso. Un’affermazione quasi ovvia. Purtroppo sostenuta dalla persona «sbagliata».