Alessio II: «Bene il ritorno alla messa in latino»

nostro inviato a Mosca
Il Motu proprio di Benedetto XVI che ha liberalizzato l’uso del messale antico «è un fatto che noi salutiamo positivamente». Parola di Alessio II, patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Il leader spirituale della più numerosa e potente Chiesa del mondo ortodosso ha appena terminato di celebrare la solenne liturgia per la festa della «Dormizione di Maria» (l’Assunta), nell’omonima cattedrale al Cremlino, la più antica della città, che il regime comunista aveva trasformato in museo ma non aveva avuto il coraggio di distruggere. Un rito suggestivo, accompagnato da stupendi canti. In prima fila ci sono anche i quattro vescovi delle diocesi friulane, venuti per incontrare Alessio II e per invitarlo ad Aquileia. Il patriarca li riceve fraternamente, regala ad ognuno una croce, riceve in dono la riproduzione di un affresco aquileiense e una reliquia del martire San Giusto. Poi accetta di rispondere ad alcune domande del Giornale. Ed esprime parole di apprezzamento per il recupero della messa antica, confermando che – a dispetto di certe critiche da parte di ambienti progressisti sul Motu proprio, prima ancora che entri in vigore – quella di Benedetto XVI è una decisione che può favorire l’ecumenismo verso le Chiese orientali.
Il Papa ha pubblicato un documento con il quale ripristina la possibilità di utilizzare il messale di San Pio V per la celebrazione eucaristica. Come giudica lei questa decisione?
«Il recupero e la valorizzazione dell’antica tradizione liturgica è un fatto che noi salutiamo positivamente. Noi teniamo moltissimo alla tradizione. Senza la custodia fedele della tradizione liturgica, la Chiesa ortodossa russa non sarebbe stata in grado di resistere all’epoca delle persecuzioni, negli anni Venti e Trenta del Novecento. In quel periodo noi abbiamo avuto tanti nuovi martiri, che come numero possono essere paragonati all’epoca dei primi martiri cristiani».
Santità, come giudica i rapporti tra Roma e Mosca in questo momento?
«Mi sembra che Papa Benedetto XVI abbia ripetuto più volte di volersi impegnare per favorire il dialogo e la collaborazione con le Chiese ortodosse. E questo è positivo».
Ormai da anni si parla della possibilità di un incontro tra lei e il Papa. Lo ritiene possibile? E quando?
«L’incontro tra il Papa e il patriarca di Mosca deve essere ben preparato e non deve assolutamente rischiare di ridursi a un’occasione per scattare qualche fotografia o sfilare insieme davanti alle telecamere. Deve essere un incontro che davvero serva per consolidare i rapporti tra le nostre due Chiese...».
Ne parla come se si trattasse ancora di un’ipotesi lontana. Perché?
«Purtroppo ancora oggi alcuni vescovi e alcuni missionari cattolici considerano la Russia come una terra di missione. Ma la Russia, la santa Russia è già stata illuminata da una fede plurisecolare che grazie a Dio si è conservata e tramandata nella Chiesa ortodossa, non è una terra di missione per la Chiesa cattolica. Questo è il primo punto sul quale bisogna chiarirsi e appianare i problemi in vista di un incontro con il Papa. L’altro problema riguarda l’uniatismo».
Perché le comunità uniati, cioè quelle che mantenendo il rito orientale e la tradizione orientale sono rientrate nella piena comunione con Roma, rappresentano un problema?
«Ci preoccupa il fenomeno dell’uniatismo, perché vediamo questa tendenza anche in regioni dove non c’era mai stata, ad esempio nell’Ucraina orientale, in Bielorussia, in Kazakhstan e nella stessa Russia. Quando questi problemi saranno affrontati e risolti allora si capirà l’incontro tra il Papa e il patriarca di Mosca. Allora avrà veramente il suo significato».

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