Aliante sottomarino all'ascolto delle balene: cantano perché hanno fame

È stata la più accurata documentazione mai raccolta finora. I dati sono stati registrati nel corso di sessanta immersioni nell'Oregon, ognuna della durata di sei ore.

Alla faccia dei giapponesi questa sì che è (pacifica) caccia per scopi scientifici. È appena terminata la missione del primo aliante sottomarino che, munito di dispositivi acustici, ha origliato per circa tre settimane il canto delle balene. Il progetto, finanziato con 1,5 milioni di dollari dall'Ufficio statunitense per la sicurezza navale, è stato condotto dal 27 ottobre scorso dall'università dell'Oregon. È stata la più accurata documentazione sul canto delle balene mai raccolta finora. I dati sono stati registrati nel corso di sessanta immersioni, ognuna della durata di sei ore.
Le balene, spiegano i ricercatori, vocalizzano per comunicare e per cercare il cibo, mentre usano l'ecolocazione anche per navigare. Tuttavia i dispositivi acustici di superficie normalmente non possono registrare i loro suoni. Ha, invece, potuto farlo l'aliante, spingendosi fino alla profondità di mille metri. Spostandosi in modo autonomo grazie a un computer di bordo, l'aliante si è spostato lungo un itinerario predefinito alla velocità di circa 0,25 metri al secondo. Mezzi di questo tipo vengono normalmente utilizzati per registrati dati oceanografici relativi a temperature e correnti. Questa volta grazie all'aliante ha raccolto informazioni pari a 5.000 miliardi di byte (mezzo terabyte), la maggior parte dei quali riguarda probabilmente le balene dal becco, che sembrano essere particolarmente sensibili ai suoni prodotti dall'uomo.
La maggior parte delle balene emette suoni a circa 15-20 Hz. I biologi marini del Woods Hole Oceanographic Institution hanno tuttavia riportato nel New Scientist del dicembre 2005 che hanno tenuto traccia di una balena nel Pacifico del nord per dodici anni che stava cantando a 52 Hz. Gli scienziati sono attualmente incapaci di spiegare questa differenza così significativa dalla norma, anche se sono sicuri che si tratti di un misticeto e che sia estremamente improbabile che sia di una nuova specie, suggerendo che le specie attualmente conosciute abbiano un raggio vocale più largo di quanto si riteneva in precedenza. La maggior parte delle balene e dei delfini producono suoni con vari gradi di complessità. Di particolare interesse è il Beluga (il «canarino del mare»), che produce una immensa varietà di fischi, click e pulsazioni.
L'altra faccia della medaglia è rappresentata dalle nazioni tradizionalmente favorevoli alla caccia alle balene che continuano a minimizzare il significato dei suoni. Del resto, fanno notare, c'è poco significato da interpretare nel muggito dei bovini.