Alinghi non vuol buttare altri 800 litri di sangria

In Coppa America kiwi all’ultima spiaggia: domenica, per il rinvio della regata, finite in mare le bevande pronte

da Valencia

Da poche ore nel porto di Valencia è ancorata una copia della goletta America, la barca da cui cominciò la leggenda. La vera barca è finita male, dopo una serie di vicissitudini inenarrabili ha smesso di essere una barca durante la seconda guerra mondiale. Su ispirazione dell'originale sono state costruite in tempi moderni due barche. La cosa strana? Questa qui a Valencia issa bandiera inglese ed è davvero singolare vedere la goletta America con la bandiera sbagliata. L'altra copia, molto più vicina all'originale, naviga di solito in America, ma oggi anch’essa sarà in mezzo al pubblico delle barche che aspettano la fine di questa XXXII Coppa America.
Se a Eolo piacerà, dunque, si parte oggi alle 15 dal risultato di 4-2 a favore del defender Alinghi e sono ormai pochissimi quelli disposti a scommettere sulla rimonta di Emirates Team New Zealand. Per Alinghi è troppo facile vincere tre regate di seguito, per gli avversari troppo difficile vincerne tre di fila con l'avversario che hanno. Insomma, senza mezzi termini quello che si pensa è che i kiwi possano allungare l'agonia, ma la loro fine è vicina.
Peccato. Per anni penseranno a quel piccolo buco nel gennaker che è costato loro la regata che li avrebbe portati, molto probabilmente, in vantaggio 3-2. Il punto in più avrebbe consentito loro di entrare in un altro sistema psicologico e anche tecnico. Già domenica, primo match point di tre, era tutto pronto per l'incoronazione di Alinghi. Si è detto che anche re Juan Carlos di Borbone fosse nei paraggi, ben nascosto, pronto in caso di vittoria a firmare pochi secondi dopo la fine della regata il nuovo Protocollo di intesa tra Alinghi e il nuovo Challenger od Record (significa primo degli sfidanti, quello che definisce le regole e accetta le altre sfide), come rappresentante del Club che lancerà la sfida per Desafio, il sindacato di casa. Le voci che si rincorrono dicono che i due sfidanti hanno raggiunto un accordo, ma forse è più realistico scrivere che Desafio ha accettato le condizioni più o meno volute da Alinghi.
Insomma si riesce probabilmente a tenere la Coppa a Valencia per altri tre anni, visto che di porti pronti in Mediterraneo non ce ne sono e che Bertarelli ha acquistato un'ampia zona di terreno a Est della Ciutat de les Art y les Ciències dove sorgeranno altri palazzi. Si dice anche che ci saranno le stesse barche, costruite con una versione sei del regolamento di stazza Iacc, appena rimaneggiato. Qualcuno vorrebbe la rivoluzione, i barconi di trenta metri. Ma è difficile crederlo, questo renderebbe difficile proseguire lo spettacolo e taglierebbe fuori molti sindacati che sono già al lavoro. Domenica sul Vava, la barca a motore di Ernesto Bertarelli, non si è visto davvero il re, forse protetto, ma si affollavano in pozzetto gli avvocati e i rappresentanti di Alinghi e Desafio. Il nulla di fatto è costato un bel cambio di programma. Tra le cose finite in mare, più o meno, ottocento litri di sangria già pronta per la grande festa nella base Svizzera, da cui a tutte le ore si levano suoni pastorali di campacci: la pastorizia è il comune denominatore tra Nuova Zelanda e Svizzera, vacche contro pecore, latte contro lana.
Se la ragione è del tutto a favore della barca di Bertarelli, perché in fondo una nuova Coppa in Europa è un bene per tutti i velisti, il cuore un poco ribelle di tutti strizza l'occhio ai kiwi, alla loro formidabile semplicità e passione. La verità? È un peccato vederli perdere.