Alinghi parte alla grande Col trucco: l’acqua nelle vele

È iniziata ieri la finale della America’s Cup

da Valencia

Dicono che come finirà la Coppa America di solito si vede nei primi dieci minuti... la prima bolina. Beh... ieri non è proprio andata così. Perché Alinghi ha tecnicamente perso la partenza, poi ha iniziato la bolina sbattendo e soffrendo sulle onde mentre Emirates navigava leggiadra verso la prima boa. Per qualche centinaio di persone arrivate dalla terra dei kiwi con un paio di aerei vedere la loro barca mettere la prua davanti all'avversario deve essere stata una bella sensazione. Ma è durata poco. Dopo lo stordimento iniziale, in fondo erano mesi che non incontrava un avversario vero, Alinghi è tornato quello di sempre e ha cominciato inesorabile a mangiare acqua.
Virata dopo virata è passato davanti. Mettici pure un salto di vento dalla parte giusta, la sinistra questa volta, ma insomma, proprio nella fase cruciale della regata Alinghi ha guadagnato con facilità quel che le serviva. In navigazione Ernesto Bertarelli si sbizzarrisce con la pistola laser per capire velocità e angolo dell'avversario. Il timoniere Ed Baird è ingobbito da uno zainetto misterioso: un filo lo collega agli occhiali su cui lui può leggere tutti gli strumenti come fosse il pilota di un cacciabombardiere carico di bombe intelligenti, indirizzate dal suo sguardo. Per fortuna Brad Butterworth, arguto skipper e tattico di queste diavolerie se ne frega... al suo collo pende una bussoletta da tattico da ottanta euro al supermercato del marinaio, per «chiamare» le virate ogni tanto le dà una sbirciatina e poi usa tanto sesto senso, la sua dote migliore. Ma le meraviglie di Alinghi non si fermano qui, ormai le leggende hanno superato la realtà.
Quello che si vede è un set di vele bellissimo, che nessuno degli sfidanti ha mai messo in scena. Hanno un disegno pulito e poi la disposizione dei fili di carbonio è molto particolare. Poi si favoleggia della chiglia basculante, che sarebbe in grado di migliorare le prestazioni di bolina, ma ci credono in pochi, serve piuttosto a riempire i giornali di disegnini fantasiosi. Il vero segreto potrebbero essere speciali cerniere impermeabili per i sacchi delle vele. A cosa servono sacchi impermeabili? A tenere l'acqua dentro, non fuori come si potrebbe pensare. Acqua vuol dire zavorra e queste barche ne hanno sempre bisogno. Del resto si è visto bene che qualcosa nell'assetto della barca svizzera è cambiato proprio durante la regata. Alla fine era molto più stabile sulle onde. Alinghi ha girato la prima boa con dodici secondi e in poppa ha messo l'overdrive, i kiwi non si sono avvicinati di un metro. Nella seconda bolina Emirates ha reagito ma non è bastato mostrare i denti. Così Alinghi ha vinto la prima regata con trentacinque secondi di vantaggio. I tecnici, quelli che si sbilanciano, dicono che corre più forte, con il vento di ieri, di due metri al minuto. Misura piccola ma sufficiente. Un po’ come era stato tra Emirates e Luna Rossa.
Come hanno preso Dean Barker e compagnia la prima suonata? Benino: «La regata si è decisa in un momento chiave nella prima bolina, un salto del vento a sinistra. Da lì in poi ci hanno controllato». Oggi prima rivincita.