All’amerikano non far sapere che Torino è in pianura

N on conoscono la storia dell’uomo e di Roma. Pensano che prima dei cauboi e degli indiani, prima di McDonald’s e della Coca-Cola, il mondo fosse ancora da esplorare. Il Gladiatore non era infatti un australiano che si chiama Russell Crowe? Poi sono arrivati da New York, Los Angeles e dintorni gli inviati dei media (trattasi di sostantivo latino, nominativo plurale, neutro ma quelli di cui sopra, e ahimè anche molti dei nostri, ritengono sia di origine anglosassone, così di summit, micro, nike pronunciati sammit, maicro, naichi!). Dunque gli inviati hanno scoperto che Augusta Taurinorum, al secolo Torino, è città di pianura, non ci sono impianti di risalita, non nevica quasi mai, non si ha traccia di piste di fondo e di slalom, nemmeno per la discesa libera, il bob e lo skeleton. Ma che razza di Olimpiade invernale di Torino è mai questa?
Bisogna capirla questa gente. Vive là dove vige la legge della colt (stava scritto nei fumetti), là dove si eccitano con il rodeo, vanno coast to coast ma l’Italia per loro resta quella dei mandolini, della pizza e degli spaghetti. Non hanno controllato sui siti internet, non dico sull’atlante, ormai scomparso anche dalle case italiane insieme con il mappamondo. Pensavano di sbarcare a Torino Caselle e di prendere la prima funivia in coincidenza. Hanno cercato lo skilift: niente. La slitta con i cavalli: nemmeno quella. Si sono dovuti accontentare dei taxi, con le gomme ordinarie, nemmeno le catene. Si sono guardati attorno, lungo l’autostrada, hanno individuato Superga e hanno domandato se quello fosse il Sestriere. Negativo. Quando sono entrati in città sono stati accolti da alcune Sfingi, simbolo del Museo Egizio, oscar della Torino vera, che fu. Non erano pupazzi di neve, ma statue di pietra. Peccato. Torino, purtroppo, è in pianura che chiamasi padana, per via del fiume, che, come insegnavano a scuola, è un Mississippi un Po’ più corto.