All’inseguimento di quel magico coniglio bianco

Tutto ha inizio in uno di quei pomeriggi noiosi, ma così noiosi che soltanto i bambini sanno sopportare. Perché i bambini possiedono quello strumento infallibile contro la noia di cui la maggior parte degli adulti ha dimenticato l’esistenza: la fantasia. È per questo che proprio quel pomeriggio ad Alice è permesso vedere qualcosa che un bambino incapace di sopportare la noia non potrà mai vedere: un Coniglio bianco, con gli occhi rossi, che le passa accanto tutto frettoloso.
Fa caldo, quel pomeriggio, anche se Alice e sua sorella si sono sistemate sulle rive di un ruscello. La bimba è confusa sul da farsi: aspettare per vedere se tra le pagine del noiosissimo libro che sua sorella sta leggendo spunta qualche illustrazione, oppure alzarsi e sfidare quel gran caldo per fare un mazzetto di margheritine? Ed è proprio quando un bambino ha di questi dubbi che il Bianconiglio decide di passare a dare una sbirciatina al mondo degli umani. Perché questo coniglio è un coniglio speciale, come sono speciali tutte le invenzioni letterarie dello scrittore inglese Charles Lutwidge Dodgson, molto più noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll, Reverendo che nel 1865 diede vita allo straordinario personaggio che sarebbe stato protagonista prima di Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e poi del suo seguito, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, pubblicato nel 1871.
Il Bianconiglio, a differenza di tutti gli altri conigli che un bambino privo di fantasia può osservare, non procede sulle quattro zampine, ma sta bello dritto su quelle posteriori. E poi ha due abitudini che nessuno al mondo, fantastico o reale, potrà mai fargli perdere: porta sempre un elegantissimo panciotto e controlla di continuo l’orologio. Inutile chiedere perché. Chi è che non sa che bisogna controllare l’orologio di continuo, perché potrebbe arrivare improvvisamente l’ora del tè e tutto deve essere pronto, prontissimo, alle cinque in punto precise?
Il giorno in cui passa di gran carriera vicino ad Alice, il Bianconiglio è in un ritardo che supera tutti i ritardi precedenti. E Alice? Inutile dirlo: che c’è di meglio che seguire un Bianconiglio in ritardo per sconfiggere la noia?
Ed è proprio così che Alice, attraversato il campo, raggiunta la siepe, infilatasi in quella tana così lunga che sembrava una galleria, finisce dritta dritta in un pozzo. E da quel pozzo in poi, la girandola di invenzioni narrative prende il via: Alice berrà un liquido che la trasforma, incontrerà un Bruco fumatore e ciarlone, raggiungerà una casetta nel bosco dove abitano la Duchessa e il suo bambino bruttino, la sua Cuoca ribelle, e il suo Gatto. Una casa in cui la cucina è piena di piatti tirati per la rabbia quando proprio non se ne può più.
Alice proverà a salvare il bambino da tutto quel pandemonio, ma il bambino si trasformerà in un porcellino... E poi avrà da render visita al Cappellaio Matto e alla Lepre Marzolina e dovrà affrontare la pericolosa Regina di Cuori... Quante avventure si possono vivere se si decide di dare retta alla fantasia e credere al Bianconiglio.
Non c’è bambina o bambino che non abbia desiderato almeno per una volta essere Alice. Perché Alice è il sogno, è l’avventura, è la magia. Soltanto questa bimba di sette anni sa rappresentare, da oltre centocinquant’anni, le fantasie dei ragazzi con una leggerezza e una ricchezza di allusioni linguistiche, logiche, fisiche e matematiche che le sono valse l’ammirazione dei grandi. Le invenzioni fantasmagoriche che le avventure di Alice racchiudono sono indimenticabili e sono rimaste uniche, tanto da divenire proverbiali, da risultare fonte di ispirazione e ammirazione per mostri sacri della letteratura come James Joyce e Jorge Luis Borges.