Alluvioni in tutta l'Asia India: vittima italiana, bloccati 200 stranieri

I soccorritori lavorano in Cina, Pakistan e India per mettere in salvo le popolazioni
colpite dalle piogge torrenziali: <strong><a href="/video/asia_ginocchio_continua_inondazione/id=alluvione_asia">video</a></strong>. In India è morto Riccardo Pitton. Gli esperti: &quot;E' colpa dei cambiamenti climatici&quot;

New Delhi - L'asia violentata dalle inondazioni. I soccorritori lavorano senza sosta in Cina, Pakistan e India per mettere in salvo le popolazioni colpite dalle piogge torrenziali degli ultimi giorni. Ma, proprio nel Kashmir indiano, è stato ritrovato morto Riccardo Pitton. Nella provincia cinese di Gansu, nel nord ovest del paese, dove interi villaggi sono stati sommersi da acqua, fango e massi, risultano disperse oltre 1.100 persone, mentre stando all’ultimo bilancio fornito dalle autorità il numero dei morti è salito a 337. In Pakistan oltre 13 milioni di persone sono state colpite dalle inondazioni. Secondo le Nazioni Unite si tratta di una catastrofe peggiore addirittura dello tsunami che colpì l’Asia meridionale nel dicembre 2004.

La Farnesina al lavoro La Farnesina ha reso noto che Gianluca Brusco, funzionario diplomatico dell'ambasciata, inviato nella città di Leh, si sta adoperando da due giorni presso le autorità militari e civili indiane per facilitare la localizzazione e il recupero dei turisti italiani che si trovano nella regione. Il funzionario ha incontrato i connazionali per rassicurarsi sulle loro condizioni di salute e tenerli informati sullo sviluppo della situazione; inoltre, si mantiene costantemente in contatto con le autorità indiane per favorire la partenza degli italiani dall'aeroporto di Leh per Nuova Delhi, dove la nostra Ambasciata è pronta a gestire il rientro in Italia anche di coloro che hanno perso i documenti di riconoscimento.

Bloccati 200 stranieri Centocinquanta sono stati portati in salvo; più di 200, almeno, quelli ancora bloccati tra le montagne del Kashmir, in attesa dei soccorsi. Turisti stranieri, attratti dalle montagne himalayane del Ladakh, una delle mete più ambite. Circa 150 turisti bloccati a Leh sono stati portati in luoghi più sicuri dall’esercito, che prosegue nelle operazioni di soccorso. Nell’ospedale di Leh sono invece ricoverati circa 400 feriti gravi, tra cui non risultano stranieri, come confermato dalla Farnesina. Sono 151, invece, le persone di diverse nazionalità bloccate a Lamayuru, una delle maggiori attrazioni turistiche del distretto di Leh, con i suoi monasteri buddisti. L’esercito, in attesa di portarli in salvo, ha provveduto a portare ai turisti beni di prima necessità. L’esercito ha anche reso noto che 28 militari risultano dispersi, al confine con il Pakistan. Sono invece 76 i turisti bloccati a Pang, secondo i dati forniti dagli uffici governativi del Kashmir, a un’altitudine di circa 4.400 metri: oltre a sette italiani, ci sono 25 israeliani, dieci britannici, otto francesi, sei cechi, quattro spagnoli, due tedeschi, due cileni, due statunitensi, due olandesi, due australiani, due estoni, un canadese, un irlandese, un russo e un danese. A Biamah, invece, insieme alla turista italiana ci sono quattro francesi, due irlandesi e una giapponese. La scorsa notte, l’aviazione indiana aveva portato in salvo 81 turisti stranieri, bloccati nella Valle di Zanskar. Tra le 150 delle 165 vittime finora identificate, non risultano occidentali: ci sono indiani, nepalesi e tibetani, dai 9 mesi ai 92 anni.

Tragedia in Pakistan Migliaia di persone sono fuggite oggi dalla città di Muzaffargah, una delle principali città della provincia pachistana del Punjab, nel centro del paese, a causa del rischio inondazioni. La città di Muzaffargah conta circa 250mila abitanti. I residenti sono fuggiti dalle loro case dopo che le autorità hanno lanciato l’allarme per il rischio di possibili esondazioni dei fiumi della provincia. "C’è il caos", ha detto Mohammed Amir, un poliziotto che si trova in città. Secondo quanto ha detto un responsabile governativo nel distretto di Dera Ghazi Khan, l’allarme è stato lanciato solo dopo che le autorità hanno appurato l’esistenza del rischio di maggiori inondazioni. "Potrebbe anche non accadere nulla, ma la città è in pericolo", ha detto il responsabile all’Associated Press. Le persone colpite dalle inondazioni nelle ultime due settimane in Pakistan sono circa 13,8 milioni. Secondo il premier pachistano Yousuf Raza Gilani si tratta del più grave disastro naturale della storia del suo paese, mentre per le Nazioni Unite si tratta di una catastrofe peggiore dello tsunami del 2004.

Le cause delle inondazioni Caldo estremo, siccità e inondazioni: le catastrofi ambientali che colpiscono numerosi Paesi dalla Russia al Pakistan non sono che l’effetto dei cambiamenti climatici in corso, secondo gli specialisti intervistati dalla France Presse. Sebbene gli eventi climatici non siano collegati fra di loro, sono però coerenti con le conclusioni raggiunte dal Gruppo Intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) dell’Onu: "Si tratta di eventi destinati a ripetersi ed intensificarsi in un clima alterato dai gas serra: non possiamo giurare che nulla di questo sarebbe successo duecento anni fa, ma il sospetto c’è", spiega Jean-Pascal van Ypersele, vicepresidente dell’Ipcc. La Noaa, l’ente federale statunitense per l’ambiente, sottolinea come il pianeta non sia mai stato così caldo come nei primi sei mesi del 2010: una tendenza destinata ad aumentare gli episodi di ondate di calore e siccità. "Che si tratti di frequenza o intensità, ogni anno vengono battuti dei record, a volte più volte in una settimana: ci si trova realmente in situazioni senza precedenti, conformemente alle proiezioni dell’Ipcc, anche se occorreranno osservazioni su periodi di più anni per tirare delle conclusioni in termini di clima", aggiunge Omar Baddour, dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale.