Alonso: «Una borsa di studio a chi farà l’ingegnere di F1»

Probabilmente è il fascino esercitato da Oxford e dalla più vecchia università del mondo. O forse, azzarda chi lo conosce bene, è più semplicemente l’amore folle che questo figlio di un operaio edile e di una cassiera di un grande magazzino prova per i motori. Lui che per un go kart smise di studiare, lui che di motori, però, ci capisce come pochi altri - forse solo kaiser Schumi gli resta superiore -, lui Fernando Alonso ha deciso di mettere in piedi un personalissimo “corso universitario”. Chiamiamolo, per rispetto verso Oxford, Cambridge, verso il Poli milanese e la Bocconi e la Cattolica, chiamiamolo solo “master Alonso” in ingegneria meccanica con specializzazione in motori di formula uno.
Nei mesi scorsi, infatti, il due volte campione del mondo della Renault, ora passato alla McLaren-Mercedes nel tentativo di resuscitare il team, ha avuto il tempo di studiare e riflettere sulla sua Spagna e sulla formula uno di oggi. Il clima meditabondo di Oxford, dove risiede, deve avergli fornito terreno fertile. La considerazione a cui è giunto è la seguente: nel Circus, dove di giornalisti spagnoli ce ne sono fin troppi, mancano meccanici, tecnici e soprattutto ingegneri iberici. Proliferano invece gli anglosassoni anche nelle varianti australiane e sudafricane; mentre si difendono dignitosamente gli italiani. I primi appartengono di diritto alla cosiddetta “scuola dei telasti” d’Oltre Manica: quella nata ai tempi degli assemblatori d’auto, così li chiamava Enzo Ferrari per distinguerli dalla Rossa che le macchine le faceva in toto. I secondi, i nostri, sono meglio noti come eccellenti motoristi: si pensi a Paolo Martinelli, ora promosso ad altri incarichi in Fiat, ma per anni responsabile del reparto motori Ferrari; o all’ingegnere Luca Marmorini, che dopo i trascorsi a Maranello è andato a progettare motori in Toyota. Di spagnoli, invece, se ne contano pochini.
Da qui l’idea di Alonso: seminare il primo seme di quella che dovrà essere una futura nidiata di ingegneri di formula uno che hablan españolo e pasteggiano a paella e iberico. Per dar la misura, è come se Totti, anziché spintonare il proprio massaggiatore, investisse regalando soldi a studenti aspiranti fisioterapisti. Il campione del mondo avrebbe potuto limitarsi a una considerazione urbi et orbi, giusto per sensibilizzare gli animi; invece ha parlato con uno dei suoi sponsor e messo mano al portafoglio destinando fondi e risorse all’istituzione di dodici borse di studio per studenti spagnoli.
L’annuncio è arrivato l’altro giorno da Madrid, dove il campione asturiano ha illustrato il progetto con i ragazzi scelti per gli indubbi meriti scolastici. Si tratta di un master della durata di un anno organizzato presso la Oxford Brookes University di Oxford. «Ero preoccupato dalla mancanza di tecnici spagnoli nell’industria motoristica» ha ammesso lui; «La sua è una sfida interessante ed eccitante - ha sottolineato Denise Morrey, decana della Scuola di tecnologia di Oxford -; come pilota Fernando è consapevole dell’importanza degli ingegneri e credo che questo suo investimento, nel tempo, avrà effetti positivi sull’intera economia spagnola».
Forse la decana esagera un poco, ma di certo l’idea di Alonso ha già prodotto un effetto: dodici ragazzi sanno di non poter sbagliare e studieranno come matti. Al traguardo, forse, li attende la F1. Di certo li aspetta un signore campione del mondo che non ha voglia di scoprire di aver buttato via soldi. Come stimolo a far bene può bastare.