Un altro architetto arrabbiato (con molte ragioni)

Caro Direttore,
sono architetto anch'io, anche se non più trentenne da molti anni, anch'io sono arrabbiato come la collega a cui ha risposto l’altro giorno, ma per ragioni, credo, opposte alle sue. Anch'io come tutti gli architetti giovani leggevo il manifesto, anch'io non avevo lavoro all'inizio, anch'io ero di sinistra.
Entrando nella professione ho cominciato a vedere la realtà, ad accorgermi che le teorie non funzionavano, che molti colleghi erano bravissimi ad acquisire incarichi ma poi svolgerli era un'altra cosa e quindi tu dovevi farlo al posto loro, chiaramente senza figurare. Accorgersi che se sei politicamente corretto hai gli incarichi ma se non ti pieghi no; accorgersi che vi è la doppia morale, ciò che facciamo noi è giusto se lo fanno gli altri è sbagliato. Siccome sono un «capatosta» ho impiegato parecchi anni, troppi, per capire. Però ho appreso il mestiere, anzi, sto apprendendolo. La collega si considera precaria ma della professione prima dei 40 non si sa nulla: non è ingiustizia è il mestiere che è difficile, ci vuole apprendistato, l'ho fatto per oltre 10 anni, e spesso lo faccio ancora per capire ed imparare.
Sono arrabbiato, quando vedo colleghi che danno ragione a pseudo tecnici che «cianciano» su edifici non a norma, coi ferri lisci ecc., quando sappiamo benissimo che un edifico costruito negli anni '60 è completamente diverso da quello costruito oggi, sia per modalità di calcolo strutturale che per materiali. Però se c'è il terremoto e crolla la colpa è del costruttore, del tecnico ecc. Ci saranno pure casi del genere, ma non è la totalità dei casi spesso è solo perché è vecchio e all'epoca non si avevano le conoscenze e i materiali di oggi.
Sono arrabbiato, perchè dicono che la Protezione civile non si è mossa, è arrivata in ritardo, è inefficiente. Ho fatto il corso di protezione civile con i vigili del fuoco nel 1968, e mi sono fatto parecchie grandi calamità dal Belice in poi, credo di capirne qualche cosa. I tempi di risposta questa volta sono stati rapidissimi. Per quello della Val Nerina, abbiamo impiegato 24 ore per capire e coordinare, anche nel '97 non sono stati velocissimi, ma nessuno ha criticato, anzi.
Sono arrabbiato perchè tutta questa gente che straparla, gira per le zone terremotate, spesso disturba, non capisce, o meglio non vuol capire che anche i soccorritori sono sotto stress, che anche loro non hanno la bottiglietta d'acqua, che non dormono per giorni perchè di giorno prestano assistenza e di notte scaricano camion per essere pronti il giorno dopo. Chi sta lì ad aiutare non vuole nè riconoscimenti nè apprezzamenti, ma almeno evitiamo lo sciacallaggio.
Mi scuso per lo sfogo, ma certe cose gridano vendetta.

Avevo promesso di rispondere oggi a una persona felice e invece ecco un altro arrabbiato. Ma lei, caro Ligotti, lo è per motivi sacrosanti, gli stessi che hanno fatto arrabbiare anche noi del Giornale. Per questo mi sono rimangiato la parola e ho lasciato anche che mi «rubasse» lo spazio pubblicando tutta la sua lunga lettera. Non c’era nulla da tagliare. E, in fondo, non c’è neppure nulla da aggiungere.