Amatrice, profumo di primavera

Loredana Gelli

Colori e sapori della primavera nella splendida cornice dei Monti della Laga. Amatrice, famosa per essere la patria della vera e gustosa «amatriciana», ricetta pastorale che ha varcato i confini nazionali per affermarsi nella cucina internazionale, è gettonatissima dagli amanti della natura e della montagna. Una verde conca, circondata dalla dorsale principale dei Monti della Laga ricca di storia e di arte. L’occasione per visitare il suo territorio, al confine tra Lazio e Abruzzo, è la mostra mercato dei fiori e dei prodotti tipici e la sagra degli gnocchi ricci, rigorosamente preparati a mano dalle massaie del luogo e dagli allievi del primo corso ideato per apprendere la preparazione di questo antico piatto. Gli gnocchi ricci vengono conditi con sugo di spezzatino di castrato di pecora o macinato misto di maiale o vitellone e cosparsi di abbondante formaggio pecorino e parmigiano.
La manifestazione si svolgerà durante tutta la giornata di domani, a partire dalle ore 12,30 e prevede, in un’area attrezzata, poco distante da rose e fiori di tutti i tipi, la degustazione dei piatti tradizionali accompagnati da verdure alla griglia, pane dorato, vino e dolci tipici. Testimonianze, sparse un po’ dovunque, dimostrano che Amatrice è stata frequentata, sin dall’età della pietra, da genti italiche, provenienti probabilmente dal versante adriatico. Ne sono un esempio gli scavi di Torrita e i resti rinvenuti su alcuni tratti della via Salaria. In seguito all’invasione longobarda (568-570) il territorio di Amatrice fu annesso al Ducato di Spoleto e, poi, con la conquista normanna, passò intorno al 1154 al Regno di Sicilia. Dopo essere passata a far parte del Regno di Napoli, la città si ritrovò sotto il dominio prima degli Orsini e poi dei Medici di Firenze che ne conservarono la podestà fino al 1737. Nel 1799, accanto alle masse abruzzesi, gli Amatriciani ricacciarono le truppe francesi che tentavano di penetrare nel Regno di Napoli. Come buona parte della penisola, in questo periodo, la zona fu interessata dal fenomeno del brigantaggio a sfondo sociale. I personaggi di queste vicende, come i protagonisti dei moti rivoluzionari, sono ancora oggi presenti nei ricordi popolari.
In questo angolo verde dell’Appennino anche le chiese offrono una valida attrattiva: da quella di San Francesco alla Chiesa di Sant’Emidio o della Madonna Lauretana, del Quattrocento, con interno a due navate istoriato di affreschi votivi e la Chiesa cinquecentesca di Santa Maria della Porta. Interessante è anche il recente Museo Civico di Arte Sacra Nicola Filotesio ospitato all’interno della Chiesa di Sant’Emidio. Nicola Filotesio (conosciuto anche come Cola dell’Amatrice) è stato per la cittadina, sicuramente, un’importante figura storica. Vissuto a cavallo tra il XV e XVI secolo, operò prevalentemente ad Ascoli Piceno e all’Aquila dove si trovano le sue maggiori opere di pittore e architetto. Allo stesso viene attribuita anche la pianta della città che fu ridisegnata dopo le distruzioni del 1529. Quest’ultima è caratterizzata da un lungo reticolo di vie diritte dove si allineano palazzi e palazzetti di architettura risalente ai secoli XVI, XVII e XVIII, accanto ai quali sorgono alcuni edifici più antichi come la snella torre civica e le severe torri campanarie della chiesa di Sant’Agostino. Non mancano, come già detto, gli spunti naturalistici: lo splendido colpo d’occhio offerto dalle vette più alte della Laga, lo spettacolo di una cascata tra le rocce e la tipica vegetazione ripariale godibile soprattutto in questo periodo dell’anno. Anche gli amanti dell’ambiente lacustre saranno soddisfatti visitando i laghetti dell’Agro Nero, testimonianza dell’azione dei ghiacciai del Quaternario, oppure i laghi artificiali di recente impianto come quelli di Campotosto.