Amnesie storiche nel dibattito sul meticciato

Ruggero Guarini

L'elogio della vocazione all'assimilazione e al meticciato dell'Occidente cristiano (ma anche precristiano) pronunciato a Rimini dalla storica Marta Sordi (in educata polemica con Marcello Pera) avrebbe probabilmente riscosso gli applausi del grande Savinio. Che in molti luoghi della sua opera esaltò l'Europa proprio per il suo strepitoso genio assimilativo. E in una delle sue pagine più abbaglianti (la voce «Europa» della sua Nuova Enciclopedia) la dipinse, con incondizionata ammirazione, come un organismo capace di sbriciolare, divorare, digerire, disgregare e assimilare tutto.
Luogo ideale e mentale più che fisico e geografico della «civiltà», l'Europa esaltata in questa pagina di Savinio, è un geniale, micidiale, instancabile apparato digerente. E ciò che questo apparato non cessa di digerire, di sminuzzare e di assimilare è sempre lo stesso cibo. E questo cibo altro non è che quel Dio che da tempo immemorabile, a intervalli regolari, muove dall'Asia, «sua sede naturale», per «colonizzare l'Europa», impegnandosi ogni volta in un'impresa votata al fallimento perpetuo, giacché in Europa quel Dio non fa che trovare ogni volta la propria «disgregazione», «la propria tomba».
Naturalmente - precisa Savinio - quel Dio inintelligente e caparbio che ogni tanto muove dall'Oriente alla conquista dell'Europa non è il Dio dell'Amore: è il Dio dell'Unità, il fantasma dell'Unione, l'Ossessione dell'«autorità unica e accentratrice». E la sua figura classica è il totalitarismo, mostruosa «organizzazione di vita non europea». Sue apparizioni recenti in Europa sono stati dunque Hitler e Mussolini. E naturalmente anche Stalin. Che Savinio però non nomina. Perché? Ovvio: quando scrisse questa voce la guerra era appena finita. In compenso era già incominciata l'era della prevalenza del cretino comunista nella società culturale italiana. E Savinio, che sapeva benissimo chi era il dio Baffone, e di che cosa fossero capaci i suoi famuli italiani, si concesse un'omissione suggerita dalla prudenza.
Dunque «non tutto in Europa è europeo. Anzi. Molto in Europa non è europeo. Per questo accade, a volte, che il Dio dell'Unità e dell'Unione, il dio dell'«autorità unica e accentratrice», riesca a sostarvi a lungo. I suoi passaggi sono talvolta «tremendi». I suoi soggiorni sempre «tenebrosi». Ma quando ciò accade l'Europa cessa di essere se stessa. Alla fine, tuttavia, quel Dio non può che trovarvi la morte. E l'arma con cui l'Europa lo uccide è sempre la stessa: il suo naturale, intelligente, silenzioso impulso a «separare» e «dividere», la sua formidabile «capacità digestiva», la sua «civilissima vocazione disgregatrice».
Da questo piccolo assaggio del bel saggio di Savinio si può facilmente dedurre che cosa egli penserebbe, se fosse ancora tra noi, dell'attuale progetto di Allah di colonizzare l'Europa. Certo si sarebbe chiesto quanti anni, decenni o secoli saranno necessari perché lo stomaco dell'Europa riesca a triturare digerire e assimilare anche Lui.
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