Amvrosij

Si chiamava Andrej Popovic e nacque nel 1791 in casa di un pope greco. Quest’ultimo, discendente di una dinastia di pope che risaliva fino alla ventiduesima generazione, educò il figlio a continuare la tradizione familiare. Infatti, dopo aver studiato presso una scuola teologica, nel 1811 anche il rampollo venne ordinato pope. Naturalmente si sposò, giacché i pope possono farlo (ma, lo ricordiamo, gli ammogliati non possono diventare vescovi, carica riservata solo a quelli provenienti dall’ordine monastico). Tre anni dopo, rimasto vedovo, Andrej Popovic, rinunciò a risposarsi e nel 1817 prese i voti monastici col nome di Amvrosij. Nel 1823 divenne superiore di un monastero nel Mar di Marmara, poi passò sul Bosforo. Nel 1835 ebbe la carica di metropolita di Bosnia. Sede a Sarajevo, il nuovo metropolita si ritrovò ben presto a scontrarsi con le autorità turche, che non risparmiavano umiliazioni ai cristiani. A un certo punto le cose precipitarono e i serbi insorsero per l’ennesima volta. E Amvrosij fu dalla loro parte. Repressa la rivolta, i turchi pretesero la deposizione del metropolita, che il patriarca di Costantinopoli, Anfim II, dovette collocare a riposo. Nel 1846 l’ex metropolita passò ai cosiddetti “vecchi credenti” (che polemizzavano su certi aspetti della liturgia) e stabilì la sua sede in territorio austro-ungarico, a Belaja Krinica. Ma neanche qui ebbe pace perché nel 1847 l’imperatore russo pretese il suo arresto. Mandato in esilio nella città di Zilly, qui Amvrosij morì nel 1863. Rimase sepolto a Trieste fino al 2000, poi le sue spoglie andarono in Romania.