Anastasio il Persiano

Nel 614 il re persiano Cosroe aveva invaso la Palestina e portato via da Gerusalemme, come trofeo di guerra, la «vera Croce», ritrovata a suo tempo dalla madre di Costantino, s. Elena. Diversi anni dopo, l'imperatore bizantino Eraclio contrattaccò e riuscì a riportarla al suo posto, dando origine alla festa dell'Esaltazione della Croce che ancora oggi si celebra. Tuttavia, nel tempo in cui era stata in mani persiane, quella reliquia aveva misteriosamente toccato il cuore di un soldato, Magundat. Costui si portò a Gerusalemme e si fece battezzare cristiano dal vescovo Modesto, ricevendo il nome di Anastasio. Nel 621 si ritirò presso una comunità monastica della regione. Dopo un qualche anno, però, decise che era giunto per lui il momento di fare outing e si portò nel capoluogo della provincia, Cesarea, a quel tempo ancora occupata dai persiani. Naturalmente, finì bastonato a sangue, incatenato e gettato in carcere. Gli venne offerta la possibilità di rendere un omaggio formale alla religione mazdaica, effettuato il quale avrebbe potuto andarsene per i fatti suoi. Ma Anastasio rifiutò. Allora venne portato al cospetto del re, il quale gli diede un'ultima possibilità. Anastasio ricusò anche questa e, giudicato come traditore, fu torturato e infine condannato a morte per strangolamento. Assieme a lui vennero giustiziati molti altri cristiani, una settantina circa. L'anno era probabilmente il 628. Il corpo di Anastasio fu gettato ai cani ma questi si rifiutarono di toccarlo. I cristiani riuscirono a recuperarlo e a riportarlo indietro. In seguito fu portato a Roma.