Anatolij Grisjuk

Questo russo era figlio di un impiegato di Kovel’ nella Volinia, dove nacque nel 1880. Si chiamava Andrej. Dopo gli studi in seminario frequentò l’accademia teologica di Kiev. Nel 1903 prese i voti monastici col nome di Anatolij e fu ordinato sacerdote. Appassionato di storia del monachesimo siriano antico, lavorò sui testi a Istanbul, dopodiché fu nominato professore all’accademia teologica di Kiev. Nel 1912 ebbe l’incarico di ispettore in quella di Mosca. L’anno seguente fu fatto vescovo di Cistopol’ e vicario della diocesi di Kazan’. Era rettore dell’accademia teologica di questa città quando giunsero al potere i bolscevichi. Cercò di evitare la chiusura della sua accademia trasformandola in istituto privato ma fu arrestato e condannato a un anno di lavori forzati. Nel 1922 fu nominato vescovo di Samara, ma subito riarrestato. Dopo la liberazione fu fatto arcivescovo e di nuovo arrestato nel 1923. Gli diedero tre anni di lavori forzati. Nel 1927 rientrò a Mosca e appoggiò la dichiarazione lealista del metropolita Sergij. L’anno seguente fu fatto vescovo di Odessa. Nel 1932 divenne metropolita e due anni dopo fu chiamato a reggere la diocesi di Char’kov. Nel 1936 venne ancora una volta arrestato e mandato in carcere a Kiev, dove per i maltrattamenti si ammalò seriamente. Portato a braccia a Mosca, fu condannato a cinque anni di lavori forzati in Siberia per «attività controrivoluzionarie» (solita e generica accusa che i sovietici rivolgevano a quelli di cui intendevano sbarazzarsi). Il metropolita morì nel gulag nel 1938.