Ancelotti dice addio al Real "Ma mi resterà nel cuore"

Siglata la rescissione del contratto con Perez Ibra il nome per convincerlo a tornare rossonero Bertolacci e Josè Mauri i giovani in arrivo

Sergio Ramos e Carlo Ancelotti

Da oggi Carlo Ancelotti non è più l'allenatore del Real Madrid. Contratto rescisso, consensualmente, con una buonuscita di circa 4 milioni. L'intesa, raggiunta ieri sera durante il colloquio tra Florentino Perez ed Ernesto Bronzetti, deve essere ratificata dal consiglio direttivo del Real. Ma è solo e soltanto una formalità. Nei prossimi giorni Carlo Ancelotti scioglierà la sua riserva e risponderà con un sì o un no alle pressanti richieste del Milan di trasferirsi subito a Milanello. In queste ore, di legittima irritazione Carlo è anche tentato dall'idea di fermarsi per un anno prima di ritornare nell'arena.

La classe non è acqua. E Carlo Ancelotti ne è dotato in quantità industriale. Un piccolo esempio è quello fornito proprio ieri nel corso della conferenza-stampa che ha preceduto l'ultima sfida della Liga (contro il Getafe) da vivere in tribuna, lontano dalla panchina, per un'assurda squalifica. Gli hanno chiesto del suo futuro e lui non si è nascosto nemmeno per un istante. «Qui ho dato tutto, e ho vissuto momenti felicissimi e altri tristi, conserverò a lungo il ricordo di quelli felicissimi» la risposta. Ha difeso con i denti il suo storico preparatore atletico Mauri messo sotto accusa da Marca , il quotidiano vicino alla casa blanca : «Il mio staff è il migliore al mondo, grazie a loro ho vinto quel che ho vinto a Madrid». E dinanzi al pubblico sostegno ricevuto da Cristiano Ronaldo, Bale e Sergio Ramos, è stato ancora più elegante: «Li ringrazio ma né loro né io possiamo decidere, decide il club». Neppure il fantasma di Rafa Benitez gli ha procurato un qualche disagio: «Così va il calcio». Quasi inevitabile, a quel punto, è scattato l'applauso tra la platea dei giornalisti presenti, altro segno della stima umana e professionale guadagnata dal tecnico di Reggiolo presso il calcio spagnolo.

Nelle stesse ore Galliani è rimasto in rigoroso silenzio («muto sono, non so niente») mentre il dibattito fiorito sul conto di Ancelotti di ritorno a Milanello ha fornito qualche spunto interessante. Per esempio Gattuso s'è mostrato entusiasta («andrei a piedi a prenderlo»), Ramaccioni ha promosso a pieni voti l'intesa («Carlo e il Milan sono un binomio perfetto»), persino Allegri ha scommesso su un rilancio immediato del club berlusconiano («vedrete che tornerà a lottare per i primi tre posti»).

E infatti a Madrid, ieri sera, Ernesto Bronzetti incontrando Florentino Perez, presidente del Real, ha dato inizio alla missione diplomatica per liberare Ancelotti dal contratto in cambio di una buonuscita valutata circa 4 milioni. Il colloquio è definito preparatorio del faccia a faccia tra allenatore e presidente madridisti in programma lunedì. Ma la decisione è presa: Ancelotti è libero, Rafa Benitez il suo successore. Da qui al pronunciamento solenne dell'interessato, il Milan ha messo da parte qualsiasi piano B per la scelta dell'allenatore.

Che il potenziamento tecnico della squadra sia uno degli argomenti utilizzati per sciogliere i dubbi di Carletto è documentato, indirettamente, dal presidente del Palermo Zamparini, ricevuto qualche settimana fa ad Arcore da Berlusconi. «Il Milan ha pareggiato l'offerta per Dybala, è stato il giocatore a scegliere la Juve» la sua frase che testimonia della concreta intenzione del presidente di voler investire nel rilancio della sua squadra. A far da richiamo, ecco la strategia societaria, deve essere arruolato un big del calcio europeo. Una pista porta a Parigi. Ibrahimovic, in rotta col PSG, continua a far conoscere la volontà di tornare a Milano. «C'è un solo giocatore che può far salire il Milan dal decimo al terzo posto: è Ibra» il giudizio tecnico di Cassano. Ibrahimovic e intorno a lui un plotone di giovani e italiani, molto promettenti, tra cui Bertolacci (a metà tra Genoa e Roma) e Josè Mauri.