Anche gli ambientalisti sono diventati eco-scettici

Mi si chiede un commento sulla dichiarazione di Al Gore, fresca di giornata: «I biocarburanti sono un errore e quando li promuovevo lo facevo perché ero in campagna elettorale e dovevo garantirmi i voti degli agricoltori, i quali aspiravano alle sovvenzioni». Che devo dire? Che l'avevo scritto su queste pagine già nel 2004 (29 settembre)? Rischio di apparire ancora più antipatico.
Comunque, la ragione di Al Gore è, ed era, banale: produrre biocarburanti (bioetanolo e biodiesel) comporta una spesa energetica superiore all'energia da essi resa. Detto diversamente e aritmetica alla mano, meglio produrre normalissima benzina: si risparmia petrolio, si risparmia l'ambiente, e si risparmia denaro. Ci sarebbe ora da chiedersi di quali altri elettori aveva pensato di garantirsi Al Gore i voti quando promuoveva il fotovoltaico e l'eolico. E quando promuoveva la riduzione delle emissioni di gas-serra per evitare la catastrofe climatica. Eh già, perché - anche questo ripetiamo da anni - la catastrofe climatica è solo il parto della fantasia di alcune menti malate. Più precisamente e a scanso di equivoci, fermo restando che possono ben esserci eventi climatici catastrofici, la convinzione che noi li si possa evitare riducendo le nostre emissioni di gas-serra è una idea debole, ma fissa, com'è tipico delle menti, appunto, malate. O in cerca di voti, come già Al Gore. Quanto al fotovoltaico e all'eolico - altra cosa che ripetiamo da anni - non hanno nulla da invidiare a quei biocarburanti a proposito dei quali Al Gore ha fatto retromarcia. In Italia se n'è accorta perfino la signora Gabanelli, conduttrice del programma televisivo, Report, che nella puntata di domenica scorsa ha denunciato lo scandalo eolico e fotovoltaico. Peccato che la signora, mescolando ignoranza e supponenza, abbia generato una miscela esplosiva di disinformazione, non avendo ella compreso che la ragione dello scandalo non è, come ha denunciato, che la mafia si sia appropriata del mercato dei tetti fotovoltaici, ma che i tetti fotovoltaici sono una frode e, pertanto, degne della massima attenzione solo da personaggi che sono strutturalmente corrotti: le persone perbene non si avventurano a vendere fuffa. Come fuffa è quella che ci propineranno per 10 giorni quelli che si riuniscono a Cancun, Messico, per celebrare la Cop16, ove costoro si ostinano a riproporre la riduzione delle emissioni di gas-serra. Cop sta per Conferenza delle Parti, mentre 16 ci informa che è la 16ma volta che si riuniscono. Nel senso che si sono riuniti altre 15 volte (l'ultima lo scorso dicembre, a Copenhagen) e hanno sempre fallito. Attendetevi quindi il 16mo fallimento.
Come lo so? Esattamente come sapevo che sarebbero state un fallimento tutte le Cop precedenti (la prima volta che lo scrissi si era nel novembre del 2000, anno della Cop6 all'Aja e anno di inizio della mia collaborazione al Giornale). Lo ripeto per chi avesse perduto le puntate precedenti. L'attuale parco nucleare mondiale produce 300 gigawatt ed evita il 6% delle emissioni. Ergo, per ridurre le emissione di un misero 6% (entro il 2020, poniamo) bisognerebbe raddoppiare la produzione nucleare mondiale, cioè bisogna installare 300 grossi reattori entro il 2020. Ma i reattori nucleari in costruzione nel mondo sono 50. Si potrà aspirare, allora, ad una riduzione solo dell'1% entro il 2020? Neanche quella, signori, visto che il fabbisogno d'energia cresce al ritmo del 2% l'anno. Naturalmente neanche commento sull'eventualità di realizzare lo sconsiderato proposito coi parchi eolici o fotovoltaici, essendo essi, come già detto, una frode al pari di quella dei biocarburanti. Una proposta però ce l'avrei: che si scelga una data e una sede fissa, anziché variabile la prima e itinerante la seconda, per queste Cop. In particolare, proporrei che si abbiano luogo 40 giorni prima della Quaresima, a Rio, in Brasile: il carnevale più importante del mondo diventerebbe il carnevale più importante dell'universo intero.