Anche il Belgio dice sì alle adozioni dei gay

Elo Foti

Con il voto della Camera Bassa di Bruxelles, i gay europei hanno fatto un altro passo avanti verso l’Europa che sognano. Da ieri il Belgio è il settimo Paese del nostro continente a consentire alle coppie omosessuali di adottare bambini. Finora ciò era consentito soltanto in Danimarca, Inghilterra, Islanda, Olanda, Spagna e Svezia. Danimarca e Islanda con una riserva: permettono unicamente adozioni di figli avuti da uno dei due genitori in una precedente relazione. Si è trattato di un voto che ha lacerato la Camera Bassa - 77 i sì, 62 i no, 7 le astensioni - e che divide profondamente la popolazione. Una ferma condanna, come era prevedibile, è giunta dalla Chiesa cattolica.
Il risultato si è avuto poco dopo la mezzanote di ieri, al termine di un lunghissimo dibattito. Per il sì si sono espressi i socialisti (il disegno di legge era stato presentato da uno di loro, Guy Swennen), gli ecologisti e i liberali fiamminghi. Divisi i liberali valloni. I cristiano-sociali e l’estrema destra (Vlaams Belang) hanno detto no. Il governo presieduto dal socialista fiammingo Guy Verhofstadt segue così di poco la linea presa da quello spagnolo, anch’esso socialista e presieduto da José Luis Rodriguez Zapatero, che ha legiferato in favore delle coppie gay. E anche in Spagna questa svolta ha avuto un’eco negativa tra gran parte dei cittadini e nella Chiesa. L’approvazione di ieri non significa che la proposta sia già legge. L’iter prevede che entro sessanta giorni dica la sua anche il Senato, ma è un parere non vincolante. L’ultima parola spetta ai deputati.
Due anni fa il Belgio era stato il secondo Paese al mondo, dopo l’Olanda, a legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. In precedenza, il ministro socialista Elio Di Rupo, di origine italiana, si era presentato all’opinione pubblica belga come omosessuale. Uno dei primi politici europei a non nascondere la propria condizione. Il sì della Camera Bassa è arrivato due giorni dopo l’anniversario della morte di Oscar Wilde (deceduto il 30 novembre 1900), che mai, forse, avrebbe immaginato una tale evoluzione (o involuzione?) in Europa. Per la sua omosessualità il grande scrittore inglese fu messo al bando dalla bigotta società vittoriana.
Dal 2003, da quando cioè i belgi non hanno voluto essere meno dei vecchi compatrioti olandesi, si contano 2.500 matrimoni gay nel regno di Alberto e Paola. Uno di quelli di cui si è occupata la stampa riguarda l’europarlamentare tedesca Lissy Groener, che lo scorso ottobre ha impalmato la sua compagna belga davanti al sindaco di Bruxelles, Freddy Thielemans. E tra i sindaci non mancano coloro che professano l’amore a sesso unico. I più illustri? I primi cittadini di Amsterdam, Berlino e Parigi: Job Cohen, Klaus Wowereit e Bertrand Delanoë.
In Inghilterra le coppie gay possono adottare bambini dal novembre del 2002, ma non sposarsi. Tony Blair, un altro premier laburista, sta per provvedere: il 21 di questo mese dovrebbe ricevere luce verde il matrimonio gay davanti al ritratto di Elisabetta II, che siede sul trono che fu di Vittoria. Non vuole perdere tempo il cantante Elton John: per lo stesso 21 dicembre, un mercoledì, ha prenotato le nozze con il suo convivente, David Furnish. Cambiamenti in vista anche nei Paesi Bassi, quasi sempre apripista. Stavolta, però, almeno per le adozioni il Belgio li ha preceduti. La legge sortita con il travagliato parto di Bruxelles non pone limiti alla nazionalita dell’adottando, quella olandese sì. E il Parlamento dell’Aia si appresta alla modifica. Pure i bambini stranieri avranno diritto di adozione.
Contro questo rimescolamento di carte, gli oppositori non riescono a trovare l’asso vincente. Non resta che lo sdegno, la condanna. Gli ultimi, in ordine di tempo, non potevano dunque che essere pronunciati in Belgio. Il deputato Melchior Wathelet, del Centro democratico umanista (Cdh) ha dichiarato che le prime vittime sono i bambini, i quali devono crescere in un ambiente normale, con un padre e una madre. Ai colleghi, in aula, detto: «Soprattutto i piccoli hanno diritto alla diversità, ma nel senso che devono avere genitori di sesso diverso».
I vescovi belgi si sono battuti invano affinché la legge non passasse. Hanno proclamato: «Legalizzare l’adozione aumenterebbe la confusione sulla differenza sessuale, che rappresenta invece il principio fondante della famiglia». Papa Ratzinger, quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, firmò il 31 luglio 2003 un documento nel quale si affermava: «Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello della società attuale, ma anche offuscarne valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità».