Anche una fiera-mercato per i 100mila lombardi matti per le tartarughe

«Ogni tartaruga poggia su un'altra tartaruga», si legge in un bel libro di Stephen Hawking. La metafora, che si rifà all'antica cosmologia indiana, illustra il paradosso della regressione infinita, e l'ingenuità conoscitiva dell'uomo di fronte al mistero dell'universo. Esseri nobili e sacri, le tartarughe: l'evoluzione le ha dotate di un guscio inattaccabile, e anche per questo vivono a lungo, alcune più di cent'anni. Ma è Esopo, non Darwin, a darci la spiegazione più affascinante della loro singolare fisionomia: quando Zeus si sposò, tutti gli animali intervennero alle nozze. Tranne la tartaruga, innamorata della propria dimora. Allora il padre degli dei, sdegnato, la condannò a prendersi la casa sulle spalle e a trascinarsela sempre in giro. Oggi invece siamo noi a portare le tartarughe nei nostri nidi domestici. Tanto che questi cheloni, con le loro trecento specie, sembrano essere i pet del futuro. Il milanese Paolo Minotti, professione commercialista, condivide la sua casa-studio con una quarantina di tartarughe d'acqua ed è tra i curatori di tartaportal.it, un sito nato nel 2003 che oggi conta oltre 20mila iscritti. Un microcosmo in cui si incrociano storie, opinioni, momenti di vita vissuta a tu per tu con le «tarte». «Sul portale, che ospita anche un forum e gallerie di foto, chiunque ha o vuole comprare una tartaruga può trovare informazioni e consigli utili. Abbiamo anche il tempo di litigare… Poi però, quando ci incontriamo di persona, torniamo tutti amici». E per vedersi di persona ci sono le mostre, attesissime. Gli appassionati si ritrovano lì. Quest'anno a Tartarughe Beach, svoltasi a Cesena il mese scorso, due migliaia di tartarughe di ogni tipo hanno ricevuto la visita di ventimila fan. Ma la vera notizia è che una fiera simile approderà dalle nostre parti. Minotti infatti sta per portare un evento qui a Milano, forse già il prossimo anno. Nella nostra città sono almeno diecimila i proprietari di tartarughe e in Lombardia dieci volte tanto: un popolo. Ma perché scegliere una tartaruga invece di amici più interattivi e senz'altro più… teneri? «Ciascuno ha i propri motivi. Io da bambino volevo un animale ed ero allergico al pelo. E così è nato un amore - sorride -. E poi chi l'ha detto che con le tartarughe non si può far nulla? Le mie giocano a palla!». Si può fare un identikit del tipico proprietario di tartarughe? «Direi di no, anche se per la verità un tratto comune c'è: il 90% di chi acquista una tartaruga non ha la più pallida idea di cosa si porta in casa. La mette in una graziosa vaschetta con la palma di plastica e in realtà ha in mano un animale che in un anno può crescere di oltre venti volte il suo peso. La gente pensa che curare una tartaruga sia un gioco ma allevarle bene è un'altra storia. Devono vivere in acquari adeguati, con filtri robusti. Polmoniti o altri problemucci di salute sono sempre in agguato, e poi bisogna conoscere bene le leggi: tra le specie ve ne sono diverse protette e alcune considerate pericolose, anche se a dire il vero il pericolo più grande è che ti cadano addosso (e però, diremmo noi, non morì proprio così il tragediografo Eschilo?). Senza contare il caratteraccio che hanno alcune di loro, pronte a mordere o graffiare qualsiasi cosa capiti a tiro; spesso le metti insieme e ne ritrovi alcune con la coda mozza. E' normale». E così parecchie finiscono abbandonate. Altre scappano da sé, letteralmente gettandosi dalle vasche. Oggi il luogo di Milano più affollato di piccole tartarughe è il laghetto di Parco Sempione, dove ogni anno gli addetti ne recuperano almeno un migliaio, fuggite o lasciate di proposito. E per comprarle? «Le più comuni le regalano, sul forum c'è uno spazio per le "adozioni gratuite", ma gli esperti, quando ne cercano di particolari, non esitano a visitare negozi online». Qui incomincia un'altra avventura, perché il regolamento delle poste italiane vieta la spedizione di vertebrati vivi. Ci sono corrieri specializzati, ma capita che un esemplare da 20 euro finisca per costarne 500! Meglio aspettare le mostre, o cercarle in giro, sperando in un colpo di fortuna: «Ho qui una pseudemys trovata per strada a Borgomanero. Un'altra, a Milano, mi ha seguito fuori dall'acqua sperando in un po' di cibo. In natura se ne trovano ancora, anche se le specie autoctone sono state sterminate dall'urbanizzazione, dall'inquinamento e dall'arrivo di "sorelle" americane. Quasi tutte quelle che si vedono in giro sono trachemys, una specie originaria del Golfo del Messico». Anche fra le «tarte», la biodiversità è a rischio.